Gazzetta di Modena

Modena

la rivoluzione di don erio 

Non solo accorpamenti Per le parrocchie è tempo di gemellaggi

P.S.
Non solo accorpamenti Per le parrocchie è tempo di gemellaggi

Il vescovo Castellucci: «Possibile tra una comunità in città e una in montagna. Importante la figura dell'animatore»

2 MINUTI DI LETTURA





Il cambiamento molto significativo delle parrocchie modenesi non passerà soltanto dagli accorpamenti e dal censimento dei beni di ciascuna realtà, che verrà realizzato a partire dai prossimi mesi, ma anche con una organizzazione nuova che prevede, anche, una sorta di gemellaggio tra parrocchie più grandi e altre di dimensioni minori. Ecco cosa scrive il vescovo, don Erio Castellucci: «Vi saranno centri parrocchiali più grandi, nei quali abiterà normalmente il parroco o una comunità presbiterale – ovvero un gruppo di preti -; questi centri coordineranno, insieme alle piccole comunità circostanti, tutti i servizi e le esperienze che caratterizzano la parrocchia: liturgia, catechesi, carità e fraternità. Alcune delle attuali parrocchie diventeranno diaconie o chiese sussidiarie, cioè luoghi che nel territorio potranno fare da punti di riferimento per la liturgia domenicale e per altre esperienze: una segreteria parrocchiale, alcuni momenti di incontro e di preghiera, qualche occasione sportiva, una sagra o una festa, l’attività di un oratorio e così via. Sarà dunque utile individuare le potenzialità di ciascuna diaconia: ad esempio la possibilità di ospitare in canonica un diacono, una casa-famiglia o un animatore che favorisca il contatto con il centro parrocchiale, fungendo da punto di riferimento».

Un cambiamento molto significativo. Ma non è tutto: «Il consiglio pastorale e il consiglio economico, in accordo con la diocesi, dovrà valutare se alienarle o utilizzarle da parte della grande parrocchia. Nelle ultime due situazioni, se la canonica è agibile o può esserlo facilmente, occorre verificare se si possa studiare l’abitazione in tali luoghi di qualche realtà caritativa». Da ultima la proposta di gemellaggio: «Va caldeggiata infine una proposta emersa nel corso delle riflessioni di questi anni. La riforma territoriale può essere portata avanti tenendo conto non solo dello ‘spazio’ ma anche del ‘tempo’, cioè del fatto che in alcune parrocchie l’attività pastorale è molto diversa nelle varie stagioni. In città e in generale in pianura, il periodo estivo (giugno-settembre) è piuttosto spento, mentre in montagna accade l’inverso. È possibile che una parrocchia cittadina possa ‘gemellarsi’ nel periodo estivo con una parrocchia montana, favorendo in questo modo le celebrazioni liturgiche e alcune attività pastorali in montagna e dando alle comunità della pianura la possibilità di vivere momenti di ristoro e di relazione con le comunità montane».

«Emerge - conclude - anche in questa esperienza, già avviata in diocesi, quanto sia preziosa la figura dell’animatore di comunità, che tenga viva la presenza sul territorio e coordini le attività con la parrocchia cittadina gemellata». —

P.S.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google