Parte il supertir, il viaggio è un’avventura
Lungo 75 metri e con un carico da 500 tonnellate: un gigante da Modena Est sino al Po tra ponti, rotonde e cavalcavia
Più che un trasporto, è un impresa eccezionale. Non solo per la nostra città perché difficilmente in passato è transitato sulle nostre strade un “macigno” da 500 tonnellate di peso e lungo 75 metri, ma anche per la ditta specializzata che si è presa l’incarico di prendersi in spala questo fardello, un gigantesco trasformatore, e portarselo da via Emilia Est sino a porto Marghera a Venezia. «Sì, in effetti - dicono alla ditta Fagioli di Sant’Ilario d’Enza di Reggio - di imprese così ne abbiamo fatte, ma questa è davvero tra le più complicate. Non per niente ha richiesto studi e tempi di lavoro, compresi quelli burocratici, di oltre sei mesi». Cavalcavia da puntellare, strade da prendere contromano, pali della luce e guard rail da togliere, ponti da bypassare e se non si passa sotto a un sovrappasso perché è poco alto, allora il super Tir si deve umilmente abbassare:una settantina di chilometri, una grande avventura.
Via pali e segnali.
Alle 22.30, scatta l’operazione Finlandia: dallo stabilimento della Tironi elettromeccanica in via Emilia Est s’incamminerà un mega trasformatore che dovrà raggiungere la Norvegia via mare.
Ci vorranno tre notti per raggiungere il porto a Ravenna, il viaggio va fatto di notte perché il super Tir non concede spazio alternativo in strada. È un Tir da 75 metri, composto da una speciale motrice Iveco davanti e un’altra a chiudere dietro, a racchiudere il trasformatore “ingabbiato” tra due “spalle” (termine tecnico che indica le barriere laterali) e collocato su due carrelli collegati
Prima tappa. Prima difficoltà: per motivi precauzionali, anche se il margine di sicurezza c’era, meglio passare lungo il sottopasso della rotonda di via Emilia Est. Per imboccarlo il carico dovrà raggiungere e aggirare la rotonda del Grappolo e tornare indietro. Poi il supertir si immetterà, prendendo lo svincolo contro mano, in via Divisione Acqui. Qui via qualche palo della luce e un po’ di segnaletica. Ma il passeggio lascerà il segno? No, Il tempo che il mezzo si allontani e tutto verrà immediatamente ripristinato dal personale di Hera , nel tratto modenese.
IL SUPERTIR S’ABBASSA.
Ma lungo Divisione Acqui si passa sotto a un tratto di ferrovia e lì “il buco” non è alto. Grazie alle speciali sospensioni pneumatiche e agli appositi ammortizzatori, il Tir verrà abbassato quanto basta. Poi solite operazioni di rimozioni di segnali e pali sino al secondo ostacolo, il più importante, il gran premio della montagna rappresentato dal cavalcavia di via Ciro Menotti. Le geometrie sono state studiate, simulate anche al computer: per passare si passa. Ma il peso? Anche qui si era sotto ala soglia di tolleranza, però per stare tranquilli è stato preferito puntellare il cavalcavia: come si fa con un tetto, alle “travi” si appongono dei piloni di acciaio per dare sostegno. Velocità ? Meno che a passo d’uomo, davvero un godimento per gli immancabili “umarell” che non si lasceranno sfuggire l’occasione. Dopo il cavalcavia si tirerà dritto lungo strada Albareto per arrivare s voltare a sinistra in via Naviglio, quindi imboccare via Francia e poi via Jugoslavia. A parte la prima svolta con eliminazione di pali e cartelli, lo spazio nella zona industriale è largo.
SI DORME AL CANTONE.
Poi, finalmente, il supertir metterà i suoi pesantissimi piedi lungo il Canaletto, la strada statale 12. È tempo di dormire, saranno le 3 o le 4 del mattino: si sosta al Cantone, dove ci sono il curvone, lo spiazzo e la trattoria. La squadra si ferma, pausa per gli otto della ditta Fagioli, per la polizia municipale , per gli addetti di Hera, per la vigilanza privata che fa da scorta al trasporto occupandosi anche di viabilità.
BASSA E i “SOVRAPPoNTI”.
La notte dopo la squadra attarversa la Bassa: la Statale 12 del Canaletto porta dritta alla rotonda della Cappelletta del Duca, a Cavezzo, dove verranno tolti segnali, pali e anche tratti di guard rail. Insomma, viene da considerare quasi una routine. Ma il gioco si farà duro verso Mirandola, quando, percorrendo il vecchio tratto della Statale 12, si dovranno fare i conti con due ponti, uno a Sabbioncello, l’altro poco distante senza nome, che passano sopra a canali. Qui si creeranno del “sovrapponti”: verrà cioè calata una lunga e capace piastra in acciaio che passerà sopra al piccolo ponte e permetterà di scaricare il peso non sul manufatto ma sulla piastra stessa, che appoggia di qua e di là dal ponte stesso. In seguito il viaggio toccherà Poggio Rusco per poi, lungo una Provinciale, i raggiungere Sermide. Si sono fate le ore piccole e, in un parcheggio, il supertir passerà la notte.
UNA GITA SUL PO.
Ed ecco l’ultima tappa. La notte finale vedrà il passaggio trionfale sopra al ponte sul Po e poi qualche chilometro ancora si strada sino al porto di Ostiglia, che si trova sull’idrovia Mantova-Adriatico.
Qui è tempo di traslochi: le gru della ditta Fagioli sposteranno il trasformatore dalla pancia del Tir a quella di una capiente chiatta (ne potrebbe trasportare tre di trasformatori, assicurano alla ditta) e poi si volerà, via fiume, sino a porto Marghera di Venezia. Problemi di siccità, di un Po agli sgoccioli a causa del grande caldo? Se fossimo nel tratto dal Cremona-Mantova potrebbe accadere, ma nel tratto mantovano sino al mare il livello giusto è sempre garantito —
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