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l’imprenditore  

Preti: «Non potevo fare più di ciò che ho fatto»

A.Se

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«Dopo 7 anni credo sia venuta fuori la verità. Non sento che potesi fare diversamente da quello che ho fatto. Ho chiesto ai tecnici, al Comune, non ho mai deciso avventatamente, le cose non le ho fatte con frenesia...». Così Preti, il titolare della Meta, assolto già due volte nella vicenda. E come si sente? «Adesso sto molto meglio».

Luca Pastorelli, suo legale con il collega Andrea Chelli: «Intanto vediamo le motivazioni. Vista la formula assolutoria direi di sì, sentenza erronea della Cassazione come conferma la sentenza di oggi. Paolo è un signore che ha fato quello che doveva essere fatto, affidandosi ad un percorso corretto. Anzi, ha fatto di più, ha fatto interventi che hanno evitato il crollo totale della struttura».

I due avvocati del Comune, Giorgio Pighi e Roberto Mariani, sottolineano in coro la loro soddisfazione: «La sentenza ci lascia completamente soddisfatti. Silvestri e Castellazzi hanno continuato l’uno a fare il sindaco e l’altro il capo ufficio tecnico con il peso dell’imputazione di avere commesso un falso, che la sentenza di oggi ha dichiarato inconsistente. È stata riconosciuta infatti l’assenza di aver alterato dolosamente l’avviso che consentiva ai tecnici di entrare nei fabbricati danneggiati per consentire di verificarne l’agibilità».

Claudio Terrieri, che ieri non era presente in aula, non vuole commentare. È amareggiato, anche perché non si aspettava di certo di essere il solo a dover sostenere il peso di una tragedia dalle sfaccettature così articolate. —

A.Se

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