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l’ufficio ricostruzione 

Diocesi, cantieri per 60 milioni «Una corsa contro la burocrazia»

Serena Arbizzi
Diocesi, cantieri per 60 milioni «Una corsa contro la burocrazia»

Le dimissioni di Cavina non frenano i lavori. C’è la gara per la chiesa di Fossoli. Procede Sant’Agata

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Le dimissioni del vescovo Francesco Cavina non devono rallentare i lavori di ripristino degli edifici religiosi. Questo lo spirito che regna nell’ufficio ricostruzione della diocesi di Carpi, guidato dall’ingegner Marco Soglia.

Soglia, sotto la guida del vescovo Francesco Cavina erano progrediti i lavori per la riapertura degli edifici di proprietà della diocesi danneggiati dal terremoto. Le sue dimissioni incideranno sugli iter avviati?

«Continua tutto. Tant’è vero che siamo stati tutti confermati nei rispettivi ruoli dall’amministratore apostolico, don Erio Castellucci. Di conseguenza l’iter non si arresta, ma prosegue. L’ufficio della ricostruzione non ha, pertanto, subito ripercussioni».

Quali saranno le prossime opere che si inaugureranno?

«La canonica di San Giacomo Roncole a settembre. Nello stesso mese verrà riaperto il duomo di Mirandola: per la precisione, il 21 settembre. Poi per quest’anno basta. La chiesa di Santa Giustina non sappiamo quando finirà. A Budrione, parliamo sempre della chiesa parrocchiale, siamo a metà dei lavori. Mentre a settembre inizieranno gli interventi a San Marino».

È possibile fare un bilancio per capire su che valore sta operando la diocesi?

«Soltanto per il duomo di Mirandola si parla di cinque milioni. In tutto, quindi, se si fa una valutazione complessiva delle opere accantierate si arriva sui 50/60 milioni».

Per quanto riguarda strettamente carpi ci sono altre opere per cui si intravede la fine dei lavori?

«Oltre a Budrione, anche la chiesa nuova di Sant’Agata a Cibeno, luogo di culto di nuova costruzione, vedrà la luce. Inoltre, in settimana sarà emessa la gara d’appalto per la chiesa nuova di Fossoli, anche questa danneggiata dal sisma del 2012».

Più volte, insieme a Cavina, avevate rivolto degli appelli, lamentando lungaggini dovute alla burocrazia…

«Per quanto riguarda la somma complessiva degli edifici, ci sono rimasti nove beni su cui si deve ancora iniziare a intervenire. Nove su 95 beni: non ci possiamo lamentare. Annoto, tuttavia, che è più lungo il tempo che impiega un progetto a essere approvato, rispetto a quanto ci mette la ditta a compiere i lavori».

Dopo la partenza del vescovo sarà più difficile, secondo lei, avanzare nel ripristino dei beni danneggiati?

«Cavina si è impegnato tanto non solo per la ricostruzione, ha fatto tantissimo anche per la parte sociale della diocesi. Parte che, spesso, non è stata tanto sotto ai riflettori. Penso a tutto quanto è stato fatto per il Centro di formazione professionale Nazareno e per la casa dei padri separati. E mi limito al mio ufficio».

Quanti ospiti ci sono all’interno della casa dei padri separati?

«I sei posti sono tutti occupati. Anzi, esiste una lista d’attesa per chi, per ora, non ha visto accolta la richiesta per mancanza di spazio». —

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