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LA PROTESTA delle CAMERE PENALI 

«Troppi atti di autolesionismo Il carcere non è la soluzione»

«Troppi atti di autolesionismo Il carcere non è la soluzione»

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Il carcere non è la soluzione; o almeno, non è l’unica soluzione: servono percorsi rieducativi personalizzati, innanzitutto. Lo spiegano gli avvocati della Camere Penali “Perroux” di Modena che ieri mattina davanti al Tribunale hanno spiegato le ragioni della loro giornata di astensione (coincidente con quella dei vicepretori onorari: per questo le udienze di ieri sono state rinviate). Il motivo della protesta degli avvocati penalisti nasce anche da quello che l’avvocato Sara Pavone, in rappresentanza del direttivo modenese, ha definito “una visione carcerocentrica del governo”. Ovvero un disegno politico improntato all’ampliamento dell’edilizia carceraria e all’aumento dei motivi “ostativi” per le misure alternative. E il disagio arriva ovviamente dal carcere stesso, come indicano anche i dati più recenti di Modena, presentati ieri.

A Modena infatti il problema del sovraffollamento può definirsi cronico: il 30 giugno a Sant’Anna erano rinchiusi 492 detenuti su 369 posti regolamentari, un sovraffollamento pari al 33,3% 33,3%. Inoltre nell’anno 201 8 sono stati registrati 208 casi di autolesionismo e 18 tentativi di suicidio. La situazione presso la Casa di reclusione di Castelfranco è ugualmente allarmante considerato che su una media annua di 100 reclusi, con una percentuale di affollamento pari al 44,3%, 34 sono stati i gesti di autolesionismo e 8 i tentativi di suicidio. Allargando lo sguardo a livello nazionale, le statistiche registrano un affollamento intorno al 130%, un solo medico di base ogni 35 0 detenuti in luogo di uno ogni 150, piante organiche insufficienti sia a livello di assistenti sociali che di educatori. Sono 67 i detenuti suicidatisi nel 2018, venti nel 2019.

“La situazione delle nostre carceri – spiega l’avvocato Pavone - non è delle migliori. Chiediamo che ci sia una politica più lungimirante e che si dia la possibilità di scontare le misure alternative alla detenzione, che per noi sono un’ottima soluzione. Il punto non è non costruire nuove carceri ma la costruzione non è l’unica soluzione. Le pene devono tendere alla rieducazione». —

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