Novi non crede alla rinascita col ”bonus”
Cittadini scettici sull’idea del Comune di dare soldi a chi ci vuole abitare. «Dopo il sisma non c’è nulla. I giovani fuggono»
L’iscrizione a bilancio di 100mila euro da parte dell’amministrazione comunale, che sta progettando un bando ad hoc volto ad attrarre nuovi residenti in paese per contrastarne il sempre più evidente spopolamento, è stata senza ombra di dubbio la notizia del giorno ieri a Novi. Che l’iniziativa sia un tentativo volto a non far morire ulteriormente uno dei centri della nostra provincia più colpiti dal sisma, è oltremodo palese.
Basta farsi un giro per il centro storico e le vie limitrofe per capire in che condizioni versi ancora Novi, con non le gru e i tanti cantieri a ridosso di palazzi e case puntellati per i danni riportati nel terremoto, che continuano nella loro manovra di ricostruzione che sembra però non avere mai una fine. Allora ecco che l’amministrazione comunale deve aver pensato che per non lasciar perire un paese che faticosamente sta tentando di risollevarsi dalle macerie a cui lo hanno ridotto le scosse di sette anni fa, offrire incentivi a nuovi residenti che vi si vogliano trasferire potrebbero essere l’idea giusta per invertirne la rotta dello spopolamento, data anche dalla vicina e sicuramente più attrattiva Carpi. Se dal Comune fanno sapere di aver ricevuto molti plausi ed attestati di stima per questa iniziativa, i novesi, invece, la pensano in tutt’altro modo. E i pareri raccolti in merito presso il circolo Arci Taverna sono perentori.
«Questa idea dei 100mila euro per nuovi residenti è una fantasia - dice l’83enne Andino Lugli, detto “Risòt” - io vivo a Novi da sempre, ma la verità è che il è paese non esiste più. Per noi anziani qualcosa c’è, abbiamo questo circolo, però nel resto della cittadina non è rimasto nulla. Perché, quindi, qualcuno da fuori dovrebbe venirci a vivere?». A rincarare la dose l’amico Mauro Losi, 84 anni. «Solo questo circolo tiene aperto tutti i giorni, anche la sera, altrimenti a Novi non c’è nulla, è tutto chiuso - spiega sconsolato - in centro sono rimasti pochi negozi e pochi bar, che quando si fa buio chiudono, e così i giovani dai 20 ai 30 anni non sanno dove andare e sono costretti a spostarsi. E le persone adulte, come mia figlia che ha 40 anni, a starsene in casa perché anche uscisse non c’è nulla da fare o un posto dove andare. Sarebbe anche una buona iniziativa questa del Comune, ma ci vorrebbe un programma mirato. Non si può pretendere che la gente voglia venire a vivere qui se non le dai dei servizi all’altezza. E a Novi, ormai, i servizi non ci sono più. Prima del terremoto era tutto aperto, ora invece con una ricostruzione che va a rilento per colpa della burocrazia è una tristezza».
Ma qualcosa di positivo c’è, sebbene legato alla Taverna. «Abbiamo organizzato delle manifestazione nel parco qui di fianco al circolo in cui a mangiare sono venute 150 persone - continua Losi - oppure i tornei di bocce nazionali che facciamo la sera, come la scuola di ballo. Ma sono tutte iniziative del circolo. Noi vecchietti non possiamo lamentarci, però chi vecchio ancora non è perché dovrebbe venire o vivere a Novi? Anche per i bambini tra i 10 e i 13 anni i servizi ci sono, tra l’altro circolo del paese e la canonica, infatti, li tengono impegnati con la danza e i tornei sportivi. Ma per tutti gli altri non c’è davvero rimasto più niente». —
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