Modena. Precaria per 35 anni: «Risarcite la prof»
La Corte d’appello dà ragione a un’insegnante modenese passata di ruolo nel 2008: riceverà gli arretrati per le supplenze
MODENA. Docente di ruolo modenese vince la causa in Corte d’appello a Bologna e le vengono riconosciuti gli arretrati a partire dal 2002 per i suoi 35 anni di precariato con 121 supplenze. Lia Pacchioni era passata di ruolo nel 2008, ma nel 2012 si era rivolta ugualmente al Tribunale di Modena per ottenere le differenze retributive tra ciò che ha percepito e ciò che riteneva avrebbe dovuto percepire se fosse stato applicato il principio comunitario di “non discriminazione” tra lavoratori a tempo determinato e a tempo indeterminato. Il Tribunale di Modena, in primo grado, aveva respinto il ricorso presentato dalla professoressa unitamente ad altri cinque colleghi, ma lei, 66 anni, a un passo ormai dalla pensione e sostenuta dal suo legale di Bologna, Maria Grazia Pinardi, ha deciso di non demordere. Ha così proposto in solitaria appello presso la Corte d’Appello del capoluogo emiliano, che ora le ha dato ragione, ordinando all’amministrazione di rifare i calcoli e di corrispondere alla docente le differenze retributive. È stato considerato illegittimo il comportamento del datore di lavoro scolastico che retribuisce i propri dipendenti assunti a tempo determinato per anni e decenni con lo stipendio di prima nomina basando questa discriminazione sul presupposto erroneo che solo i docenti di ruolo abbiano il diritto di vedersi riconosciuta e valorizzata l’anzianità di servizio, attraverso un aumento periodico dello stipendio.
«Tale disparità di trattamento sotto il profilo retributivo – scrivono i giudici dando una stoccata ai contratti collettivi firmati dai sindacati – potrebbe ritenersi giustificata soltanto ove fosse dimostrata l’esistenza di ragioni oggettive, che tuttavia secondo quanto precisato dalla giurisprudenza e dalla Corte di Giustizia di Lussemburgo devono essere strettamente attinenti alle modalità di svolgimento della prestazione e non possono consistere nel carattere temporaneo del rapporto di lavoro, nel fatto che il datore di lavoro sia una Pubblica Amministrazione, nella circostanza che il trattamento deteriore sia previsto da una norma interna generale e astratta, quale una legge oppure un contratto collettivo, nella sola diversità delle modalità di reclutamento».
La Corte d’Appello di Bologna ha pure sancito che «qualora non possano procedere a un’interpretazione e a un’applicazione della normativa nazionale conformi alle prescrizioni del diritto dell’Unione, i giudici nazionali e gli organi dell’amministrazione hanno l’obbligo di applicare integralmente quest’ultimo e tutelare i diritti che esso attribuisce ai singoli, disapplicando, se necessario, qualsiasi contraria disposizione del diritto interno».
La Corte le ha pure concesso la prescrizione decennale e non quinquennale dei diritti maturati e difesi in giudizio, pertanto potrà percepire gli arretrati per il doppio degli anni, rispetto a quanto succede in questi casi. Lia Pacchioni, in servizio all’Ite “Barozzi”, era passata di ruolo nel 2008 con l’assunzione quale insegnante di scienze. E dire che a soli 20 anni aveva ottenuto il diploma magistrale e subito dopo con una supplenza nella scuola elementare “De Amicis”. Era il 1973, e certo non immaginava che il percorso per ottenere il posto a tempo indeterminato sarebbe stato così arduo e neppure che una sentenza, proprio alla vigilia della pensione, le avrebbe restituito parte di quella ferita dell’anima in cui si sostanzia il lavoro precario.
«Sono passata di ruolo per un pelo considerato che l’attuale Governo ha previsto tagli di cattedre per il prossimo anno – raccontava nel 2008 – e finché sarò in forze continuerò ad insegnare. Mi fa rabbia, però, se penso che non godrò di molti dei vantaggi economici riconosciuti a chi ha la mia stessa anzianità».
Non si è persa d’animo e ora ha ottenuto giustizia. —
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