«A Modena tanti casi di Dsa? Siamo i migliori nei controlli»
Dato più alto dell’intera regione per i Disturbi specifici dell’apprendimento La dottoressa Riccò: «Nessun allarme, è il servizio di screening che funziona»
MODENA. A Modena gli studenti con Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) sono 6.736 su 105.334: una quota che corrisponde al 6,4 per cento, il dato più alto in regione. E un dato che potrebbe far preoccupare i più, ma non la dottoressa Antonella Riccò la responsabile Ausl del Gruppo aziendale sui Disturbi specifici dell’apprendimento.
Dottoressa Riccò, cosa ci dice questo dato?
«Che siamo i migliori in Italia. Questi numeri sono il risultato di un grande lavoro di collaborazione tra Asl, scuole, associazioni, pediatri di libera scelta e specialisti di medicina generale. Noi già da prima dell’uscita della legge 170, applichiamo costantemente, in quasi tutte le scuole, percorsi di individuazione precoce, definiti screening. Si tratta di prove di lettura e scrittura che si svolgono in prima e seconda elementare: se si rivela una difficoltà nel meccanismo della letto-scrittura c’è un potenziamento didattico. Nel caso in cui non dia buoni risultati c’è un invio ai servizi tramite impegnativa del medico. Così si accede al percorso alla valutazione dei Dsa. Siamo i migliori perché questa applicazione costante di un metodo è stata la chiave di volta per avere questi numeri. D’altronde gli studi ci dicono che i Dsa sono compresi tra il 5 e il 15% della popolazione scolastica: noi siamo al 6, quindi non siamo fuori target. Nel giro di qualche anno si arriverà ad una omogeneità delle percentuali su tutto il territorio nazionale».
Quindi semplicemente Modena è più avanti, non c’è un problema.
«Siamo la punta di diamante, questa è la spiegazione. Li intercettiamo prima e diamo loro gli strumenti per procedere nel percorso scolastico. È un buon risultato».
Ma cosa si intende per Dsa?
«Non è una malattia, è una caratteristica del neurosviluppo che prevede una funzionamento intellettivo globale nella norma o anche superiore, e una difficoltà nei meccanismi della letto-scrittura e nel calcolo. Si tratta di una discrepanza tra un buon livello cognitivo e le prestazioni nel campo degli apprendimenti. È un po’ come la miopia: ci si mette gli occhiali e via. La stessa cosa avviene con i Dsa, cioè una volta individuato il disturbo, che sia dislessia (disturbo della lettura), disortografia (scrittura come competenza ortografica), disgrafia (scrittura come competenza grafica) o discalculia (calcolo) si produce una segnalazione scolastica, ossia un documento, in cui c’è la diagnosi e le indicazioni per gli strumenti compensativi e dispensativi da usare in ambito scolastico per aiutare i ragazzi».
Quali sono gli strumenti?
«Sono vari, calcolatrici per il calcolo ad esempio. Maggior tempo, valutazione del contenuto e non della forma, utilizzo di mappe e schemi per il recupero delle informazioni. Gli audiolibri nei casi di disturbi più seri. Con questi strumenti tutti i Dsa hanno una carriera scolastica uguale agli altri, tanto che abbiamo riscontrato un aumento di iscritti all’università».
Quale la fascia d’età interessata?
«Noi, come servizio di Neuropsichiatria infantile, ci occupiamo dei bambini dalla fine della seconda elementare fino ai 18 anni. Per i maggiorenni ci sono centri regionali, a Reggio e Bologna, a cui gli adulti possono rivolgersi. Vorrei sottolineare come il tasso di utilizzo del servizio di Neuropsichiatria infantile in provincia di Modena sia uno dei più alti in Italia: tocchiamo il 10/12% della popolazione target. Significa che c’è fiducia verso l’istituzione e soprattutto così c’è una maggiore prevenzione». —
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