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L’INGEGNER FORGHIERI 

«È un’opera d’arte nata da esigenze di natura tecnica e aerodinamica»

C.G.

Il papà dell’auto più ambita racconta: «Enzo Ferrari ci chiese un modello veloce con tenuta su strada e su pista E siamo riusciti a realizzarla»

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Ingegner Mauro Forghieri, come suo co-autore, ritiene che la 250 Gto sia un’opera d’arte, come si dice?

«Lo hanno riconosciuto dei giudici oltre che il pubblico. Oggi ha sicuramente il valore estetico di un’opera d’arte oltre che di un’eccezionale auto da corsa».

Per lei cosa rappresenta?

«L’emblema di un’epoca. È nata per aumentare le prestazioni sportive di un pubblico di persone “normali”, anche se l’ha testata Stirling Moss».

Li ha definiti “gentlemen drivers”.

«Sì, è così. Erano persone ricche per l’epoca ma non ricche sfondate come oggi, che amavano le gare d’auto, i bei modelli e il design. Partecipavano a gare lunghe e spesso ravvicinate (Le Mans, Monza, Reims ecc). Ma la Gto non era un’auto per piloti professionisti. Allora chi gareggiava poteva vincere il premio di iscrizione e così riusciva a mantenere una Gto. Insomma erano guidatori sportivi ma facevano pur sempre dei sacrifici. Non ricordo esattamente quale fosse il prezzo di listino quando uscì nel 1962 ma era molto più basso rispetto ai prezzi di oggi».

L’anno scorso una Gto è stata battuta all’asta a 48 milioni di euro. Una valutazione che di solito interessa solo il campo dell’arte.

«(Ride) È la gente che crea un’opera d’arte e la sua reputazione. Per questo si arriva a valutarla così: è un’opera d’arte è tale se è considerata in modo plateale. Questo spiega la differenza dal valore iniziale».

Si parla spesso del suo design. Come è nato?

«In realtà, abbiamo utilizzato criteri diversi da quelli strettamente estetici. Doveva avere caratteristiche da vettura veloce e ci riuscì molto bene, come dimostrarono da subito le prove sia in galleria che in pista. Il team che l’ha disegnata è riuscito a ottenere quello che voleva».

Cosa vi chiedeva Enzo Ferrari?

«Diceva: “Voglio un’auto che vada forte”. E noi l’abbiamo fatta: il Commendatore non accettava che quell’auto fosse bella ma andasse piano; amava la velocità».

Quindi il design Gto nasce da una ricerca tecnica.

«È frutto delle esigenze tecniche che dicevo: nasce da un concetto di efficienza aerodinamica e di stabilità nella guida». —

C.G.

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