L’urlo di Diacci «Novi non è così allo sbando»
«Parchi sempre curati, tante iniziative nell’estate e nuove costruzioni per tutti Ma per non morire come paese bisogna impegnarsi»
novi. Una descrizione del paese in cui non si rivede, tanto che il sindaco Enrico Diacci tenta di sferzare i suoi cittadini, alcuni dei quali lo hanno criticato dopo il progetto di incentivare i nuove residenti con un bonus di 100mila euro. «Un cittadino qualche mese fa mi ha detto: “Essere felici a Novi non è impossibile ma occorre impegnarsi”. E oggi comprendo quella frase molto meglio di allora. A parte i problemi aggiunti dal terremoto, le nostre criticità sono quelle che hanno la maggior parte dei Comuni: la crisi del lavoro, l’offerta di servizi e l’animazione dei centri sono tra quelle riportate negli articoli della Gazzetta. Quello che ci differenzia dagli altri però sono le soluzioni che mettiamo in campo per rispondere a questi elementi. Innanzitutto abbiamo promosso numerosi bandi: per assumere persone residenti nel Comune, per riqualificare le attività commerciali, per combattere il gioco d’azzardo ed entro la fine dell’anno per prendere la residenza nel nostro comune. Bandi, soldi, sostegno concreto. Non chiacchiere».
Diacci poi rivendica i servizi garantiti. «Parchi costantemente manutentati, un polo artistico culturale, una scuola di musica, un centro sportivo, due palestre, due scuole, appartamenti e una casa protetta, un centro diurno e diverse sale civiche. Tutto nuovo, sicuro e antisismico. Infine gli eventi: che siano promossi dal Comune o dalle associazioni non importa. Sono tanti, di qualità e di varia natura e da giugno a settembre occupano tutti i fine settimana. Chissà se questo basta per essere felici o almeno in parte soddisfatti? Ogni amministrazione ha la propria “ricetta per la felicità” ed è giusto che i cittadini ne giudichino azioni, risultati ed effetti. Anche in modo severo, critico o contrario. Ma qui il discorso è diverso. Perché se una comunità smette di credere in se stessa allora non c’è amministrazione che tenga. Poi si muore. Questo no. Il nostro Comune non è così. Lo può essere per alcuni ma sono sicuro che per tanti altri non è così. Penso alle centinaia di volontari delle associazioni, agli assistenti civici, alla protezione civile, alle guardie ecologiche, ai negozianti e agli imprenditori, ai diversi gruppi politici e alle famiglie che frequentano parchi, palestre, luoghi della cultura e iniziative pubbliche. Però bisogna impegnarsi». —
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