«Mia figlia chiama mamma la psicologa che me l’ha presa»
Da Londra la choccante testimonianza della madre. «Assurdo, voglio giustizia» Raccolta firme nelle piazze per chiedere una ispezione ministeriale nella Bassa
MIRANDOLA. «Ho dato mandato al mio legale di denunciare quella psicologa di Mirandola che, con i servizi sociali di Reggio, ha rovinato la vita a me e alle mie figlie. Mi ha fatto togliere le bambine e poi ne ha presa una lei, in affido... Le ha dato il suo cognome, si fa chiamare mamma... Non ho mai più rivisto le mie bambine».
Mina parla da Londra, dove si è rifugiata dopo la condanna a sei anni e 8 mesi di reclusione, e dove oggi fa l’insegnante di sostegno in una scuola primaria. Senza problemi.
Mina non ha mezze parole. Cittadina italiana, racconta dal suo punto di vista la storia allucinante di cui ormai discute tutta Italia. Ieri la vicenda era sui quotidiani nazionali e soprattutto la trasmissione “Chi l’ha visto?” ha dedicato due settimane a questa vicenda, collegandola a quelle di “Veleno” e di “Angeli e Demoni”. Perché ormai i lati oscuri di un servizio pubblico che resta comunque essenziale, sono diventati un tema imprescindibile.
Mina con la mediazione del suo legale, Francesco Miraglia, ha fatto ancora una volta un nome e un cognome - alla Rai come anche alla Gazzetta - quello di una psicologa già protagonista in “Veleno”. Accusando la professionista mirandolese (che alle telecamere Rai ha replicato che di queste cose non parla sui giornali) di essersi di fatto presa sua figlia.
«Fui io stessa - spiega la donna - nel 2006 a denunciare mio marito per maltrattamenti. Ci consigliarono di andare in ospedale, per fare una visita. L’esito fu che le bambine presentavano segni di ecchimosi, ma che le parti intime erano ancora “integre”. Dopo una settimana mi notificarono l’allontanamento delle figlie. Potevo solo fare colloqui protetti, con loro, presso il Cenacolo francescano di Reggio. Ma quando manifestavo troppo affetto per loro, mi fu detto che non rispettavo le regole. I colloqui furono dunque sospesi. E nel 2009, tra anni dopo, una relazione della psicologa di Mirandola mi accusava di avere favorito abusi sessuali sulle mie bimbe, di averle addirittura fatte prostituire... Ho fatto lo sciopero della fame, sono andata a incatenarmi davanti ai palazzi delle istituzioni. Non è servito a niente».
Anzi, come detto, è arrivata la condanna. «Sono innocente, sono vittima di una ingiustizia, non potevo accettarlo, e per questo me ne sono andata. Ora spero solo che venga fatta giustizia. Le mie figlie, ormai grandi, le aspetto ancora».
Quanto ci sia di professionalmente o moralmente ambiguo nell’affidamento della figlia alla psicologa che relaziona pesantemente contro la madre, è il nuovo argomento di discussione. Certo è che la ragazza oggi sui social ha adottato il cognome della psicologa, la chiama mamma, e che il Comune di Reggio ha precisato che ogni passo è stato vagliato e ponderato.
Su questo e su tutto il resto arriva anche la richiesta di una ispezione ministeriale, dopo che lo stesso ministero della Giustizia e lo stesso parlamento, sollecitati da più parti hanno avviato procedure ad hoc. «Chiediamo di inviare gli ispettori nella Bassa per controllare l’operato dei Servizi Sociali, del Tribunale e dell'Ausl. Non si può più aspettare. Grazie alle nuove testimonianze, alle evidenze delle inchieste in corso, i ministeri devono fare piena luce. Presto saremo nelle piazze della Bassa per raccogliere le adesioni, nel frattempo abbiamo approntato anche un sito internet per raccogliere online le sottoscrizioni che saranno inviate ai ministeri della Giustizia e della Salute». scrive Antonio Platis di Fi. —
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