«La Ferrari 250 Gto è un’opera d’arte» Il Cavallino vince in appello e blocca Ares
I giudici riconoscono in seconda battuta la tutela del diritto d’autore a un’auto «iconica». È il primo caso della storia
Ferrari contro Ares, capitolo secondo: la vicenda giudiziaria intorno alla Gto e alla possibilità di “ricrearla” è arrivata in appello davanti al collegio della Sezione materia d’impresa del Tribunale di Bologna e questa volta la Ferrari ha vinto ottenendo uno stretto giro di vite sul copyright della sua auto più prestigiosa.
Come in una gara su pista, la velocità della giustizia questa volta non si è fatta attendere e nel giro di poche settimane la prima sentenza del giudice Rimondini – disponibile solo da questa settimana – è stata ribaltata: se al primo round era stata rigettata la richiesta della Ferrari spa di inibire la produzione di una vettura simile alla Gto, presentata pochi mesi prima da Ares Design di Modena su una rivista americana, questa volta al riesame della causa i giudici sono arrivati alla conclusione che non solo non si può imitare la Gto ma che la mitica auto storica da competizione del Cavallino va tutelata nel suo diritto d’autore anche come «opera d’arte» ormai conclamata.
La società di Danny Bahar, ex boss della Lotus, con sede in via Sant’Anna, non potrà quindi produrre, come annunciato, i modelli che si ispiravano alla “Gioconda delle auto”, basandosi sullo chassis di una Ferrari più recente. E questo perché, secondo il Tribunale specializzato in questioni di impresa, la Ferrari 250 Gto ha uno stile unico.
«La personalizzazione delle linee e degli elementi estetici – scrivono i giudici di Bologna nella sentenza d’appello – hanno fatto della Ferrari 250 Gto un unicum nel suo genere, una vera e propria icona automobilistica. Il suo valore artistico ha trovato oggettivo e generalizzato riconoscimento in numerosi premi e attestazioni ufficiali».
Non solo: la stessa valutazione si ritrova su numerose pubblicazioni e persino nella riproduzione artistica su sculture e monete. Infine, come ricordava anche la Ferrari nella sua richiesta di inibire la produzione di Ares Design, la Gto è esposta nei musei come oggetto d’arte. Questa nuova sentenza mette quindi un punto fermo in questa vicenda resa nota dall’articolo del sito americano Robbereport. com con la pubblicazione del bozzetto dell’auto disegnata da Ares Design che ricordava la Gto. Fin da subito la Ferrari considerò quel bozzetto una imitazione pedissequa della sua auto più prestigiosa, che è anche la più costosa del mondo.
Di qui l’avvio di una azione legale per bloccare sia la diffusione del rendering che la produzione di questi modelli annunciati. I motivi addotti dalla Ferrari erano tre: la violazione del copyright, la contraffazione del marchio e la concorrenza sleale.
Il giudice che ha esaminato la questione in prima battuta ha emesso una sentenza – quella pubblicata pochi giorni fa (di cui la Gazzetta ha dato conto nell’edizione di ieri) – in cui dava ragione alla Ares sostenendo che, a uno sguardo attento ai dettagli, nonostante le numerose somiglianze, le differenze tra i due modelli erano notevoli. E in cui spiegava che non si trattava di una imitazione «servile» bensì di una interpretazione moderna di un’auto considerata unica ma uscita di produzione nel 1962 (fatto che secondo Ares faceva anche scadere i diritti di copyright) mettendo sul mercato solo 39 vetture: 36 del modello 3000 e 3 del modello 4000.
In appello, invece, la storica sentenza che per la prima volta riconosce a un’auto la tutela del diritto d’autore. E non a caso quella tutela ha come protagonista la Gto, la vettura più ambita al mondo, «un’opera d’arte». –
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