Modena, corruzione e peculato: "Processate Federico" La difesa: "Dimostrerò la mia innocenza"
Il rinvio a giudizio del professore è stato deciso questa mattina in tribunale a Modena, dove è approdata l'inchiesta relativa a presunte sperimentazioni presentate come no profit al comitato etico del Policlinico di Modena, ma che, secondo i pubblici ministeri Pasquale Mazzei e Marco Niccolini, sarebbero studi finanziati da note case farmaceutiche.
MODENA. Corruzione e peculato: è con queste accuse che il 16 gennaio dell'anno prossimo Massimo Federico, oncologo modenese, andrà a processo. Il rinvio a giudizio del professore è stato deciso questa mattina in tribunale a Modena, dove è approdata l'inchiesta relativa a presunte sperimentazioni presentate come no profit al comitato etico del Policlinico di Modena, ma che, secondo i pubblici ministeri Pasquale Mazzei e Marco Niccolini, sarebbero studi finanziati da note case farmaceutiche. Oltre ad un altro medico, che deve rispondere delle stesse accuse che sono mosse dalla procura di Modena contro Federico, il rinvio a giudizio ha riguardato anche tredici tra rappresentanti e dipendenti di cinque aziende farmaceutiche finite all'interno dell'inchiesta. Per i magistrati i soldi che le case farmaceutiche avrebbero pagato, sarebbero confluiti, poi nei conti dell'associazione Angela Serra contro il cancro e Fil, presiedute proprio da Federico.
E il professore ha affidato a una nota stampa la sua reazione alla decisione del rinvio a giudizio:
"Prendo atto, con profondo stupore, disappunto ed amarezza, del provvedimento di rinvio a giudizio disposto nei miei confronti dal Giudice per le indagini preliminari di Tribunale di Modena. Considero il provvedimento del tutto ingiustificato in quanto so bene di non aver affatto commesso i reati che mi vengono addebitati. Si tratta di un semplice rinvio a giudizio e come tale deve essere valutato. Ora il compito di giudicare come stanno in realtà le cose spetterà ad altri magistrati ove spero di trovare maggiore serenità ed attenzione e soprattutto meno pregiudizi nei miei confronti. In dibattimento rivendicherò con ancora più forza non solo la mia innocenza ma anche l’inutile e dolorosa sofferenza a cui sono stato e sono sottoposto sul piano personale e professionale. Sin d’ora, però, pretendo da tutti (organi di informazione, istituzioni e opinione pubblica) di essere considerato e trattato da persona innocente perché tale principio garantito dalla Costituzione deve valere anche per me. Spero, perciò, di poter continuare a svolgere il mio lavoro senza che mi vengano frapposti ostacoli strumentali e surrettizie barriere procedurali. Affronterò la fase dibattimentale a testa alta e con altrettanta energia denuncerò in ogni sede le strumentalizzazioni e le conseguenze pregiudizievoli per il mio onore ed il decoro della mia professione che ne dovessero conseguire. Resto convinto di essere stato sacrificato alla spettacolarizzazione giudiziaria con accuse inconsistenti, fuorvianti e animate da pregiudizi ingiustificati nei miei confronti. D’altronde, non saprei spiegarmi in altro modo il motivo per cui - nell’ambito di una stessa inchiesta e per fatti analoghi - siano stati usati due diversi parametri di valutazione, decidendo per me il rinvio a giudizio mentre nei confronti di altre persone che si trovavano nella mia stessa posizione sia stata richiesta, e poi disposta ad horas, l’archiviazione). Vincerò anche questa battaglia, convinto come sono che, alla fine, la verità verrà a galla, i castelli di sabbia saranno abbattuti ed i danni subiti mi dovranno essere risarciti".
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