Gazzetta di Modena

Modena

L’esame del medico davanti al gup 

«Io sono innocente su tutto» Il botta e risposta in aprile

C.G.

In udienza preliminare l’oncologo si è sottoposto volontariamente alle domande assistito da Di Pietro che chiede pazienza al giudice

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«Mi considero assolutamente innocente da tutti i capi di imputazione. Spero di aver risposto in maniera esauriente a tutte le domande e di aver chiarito la mia assoluta estraneità a tutte le ipotesi accusatorie e mi auguro...». Il professor Massimo Federico viene interrotto dal giudice Barbara Malvasi: «No, non sono ammessi suggerimenti». Corregge subito Federico: «Che l’udienza preliminare... come dire... faccia giustizia». «Possa terminare questa fase processuale - lo corregge il giudice - è questo che Lei sta dicendo». È la conclusione di un lungo esame, davanti al giudice dell’udienza preliminare, al quale in aprile l’oncologo si era volontariamente sottoposto. Un esame che analizzava punto per punto i capi di imputazione e le accuse, da quelle di corruzione per gli studi oncologici a quelle sull’uso degli spazi al Com per l’“Angela Serra” fino all’intricata vicenda del Registro Tumori. Le risposte di Federico riguardano materie complesse e quindi richiedono continue interruzioni: da un lato c’è il timore che le sue precisazioni portino a dettagli che fanno perdere il filo del ragionamento, dall’altro la difficoltà di capire; poi pesa la sua concitazione. Ma l’interrogatorio, assistito da Di Pietro, che più volte cerca di sciogliere nodi e tensioni, rivela una totale distanza tra la ricostruzione dei pm Niccolini e Mazzei e quella di Federico, che si richiama alla sua autorità di medico e scienziato. Federico chiede continuamente di dire la propria versione sei anni dopo le accuse. Tanto che Di Pietro dirà frenandolo: «Signor giudice lo perdoni, dobbiamo sopportare la sua angoscia». E le sue ragioni alla fine le spiega lasciando intendere di non aver commesso reati o abusi.

Sono molto complesse le spiegazioni circa gli undici studi sotto la lente della Procura. Si può dire che ha chiarito che in alcuni casi si trattava di studi osservazionali e quindi per loro natura “no profit” e che per questo non solo quello di Modena ma numerosi altri Comitati Etici italiani li hanno approvati. Il punto, ha spiegato, è che spesso questi esperimenti venivano condotti non solo a Modena ma anche in altri centri. E non sempre era lui il “principal investigator”, così come è capitato che subentrassero altri colleghi in corso d’opera. Spiega anche che, nel caso di uno studio per il quale è accusato, questo venne dichiarato “no profit” ad Alessandria e non a Modena e che all’epoca non era il presidente della Fil e quindi l’accusa fatta a lui è infondata. Quanto alle sponsorizzazioni occulte, l’accusa più grave, nega tutto: i farmaci venivano sperimentati solo ed esclusivamente a vantaggio dei pazienti. E se il farmaco funzionava, ne parlava bene. I presunti “compensi occulti” erano in realtà donazioni e contributi alle associazioni. Di tutte queste accuse si parlerà a lungo, in dettaglio e in pubblico da gennaio, quando inizierà il processo. —

C.G.



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