Ausl, rete di assistenza per aiutare i bambini con “bisogni speciali”
Quasi un minore modenese su 1.200 ha bisogno di particolari attenzioni mediche. Convive con malattie croniche e forme tumorali. Hanno necessità di un’assistenza a 360 gradi che coinvolga anche le famiglie. Una nuova risposta giunge dal percorso “Bambini con bisogni speciali”. È sviluppato dal Policlinico, dall’Ausl di Modena e dall’Ospedale di Sassuolo. Vi hanno aderito circa cento minori di Modena e provincia. Più della metà (il 56%) ha bisogni sanitari che i camici bianchi definiscono “ad alta complessità”. Per il restante 44% la complessità è “medio-alta”. «Si tratta di bambini prevalentemente affetti da gravi patologie croniche non oncologiche – riconosce il dottor Lorenzo Iughetti, direttore del dipartimento integrato Materno-Infantile del Policlinico – e in minor misura da patologie oncologiche».
In base a uno studio regionale, una delle condizioni precedenti è comune a un minore su 1.189 a Modena e uno su 1.185 in regione. «I nostri pazienti e le loro famiglie lottano con patologie gravi per le quali esistono cure purtroppo non risolutive – interviene la dottoressa Marika Riva, pediatra del Policlinico – che possono assicurare, in presenza di una rete assistenziale adeguata, una possibilità di una qualità di vita accettabile». Una possibilità declinata su tre piani: ospedale, territorio, hospice. Il terzo elemento è ancora in divenire: si attende la costruzione dell’hospice pediatrico a Bologna. Il nodo “ospedale” gravita intorno a due fuochi: il Policlinico e le strutture di pediatria decentrate (Carpi, Mirandola, Sassuolo, Pavullo). L’assistenza può essere diversa. Può essere necessario il ricovero in fasi acute di alcune malattie. Possono intervenire «caregiver», assistenti che donano cure dopo l’opportuna formazione. Può essere richiesta una fase due, chiamata «follow-up specialistico», presso l’ambulatorio “Bambini con bisogni speciali” della Pediatria del Policlinico. «L’ambulatorio garantisce un percorso di follow-up multidisciplinare – prosegue la dottoressa Azzurra Guerra, pediatra del Policlinico – grazie alla valutazione congiunta da parte di pediatra di pediatra, logopedista, dietista». Altre figure che possono intervenire sono psicologi, medici palliativisti e anestesisti-terapisti del dolore». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
