Gazzetta di Modena

Modena

È la notte del supertir E Stefano l’autista diventa star dell’evento

Stefano Totaro

Centinaia di spettatori hanno seguito passo per passo l’impresa del gigante Dalle 22.30 alle 4.30 del mattino vinta la sfida a cordoli, sottopassi e cavalcavia

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Una notte con due star. Da una parte lui, il supertir, il gigante tecnologico a simboleggiare la potenza dell’uomo, l’ingegno, la dimostrazione pratica delle leggi della fisica e della meccanica che sanciscono senza indecisioni che “si può fare” sul filo di lana dell’impossibile, di pochi centimetri sia in basso che in alto. Dall’altra parte lei, la città che a metà luglio, di lunedì, scende in strada e si accende di centinaia di protagonisti. Non era il rock di Vasco, ma era la musica dei motori ad ammaliare, a far da sottofondo alla curiosità della grande impresa. Altro che “umarell”, è stato un happening per gruppi di amici, famiglie con bambini al collo perché era notte fonda, coppie con il cagnolino, chi avvolti in coperte chi attrezzati con sedie e panini. Un percorso illuminato da centinaia e centinaia di smartphone, con fans che non hanno risparmiato applausi ai passaggi fondamentali e che erano già collocati nei punti chiave. Come fosse il Giro d’Italia con i tifosi assiepati al traguardo o lungo i vari paesi, così il popolo del supertir ha atteso il suo eroe alle rotonde, lungo i cordoli, alle curve lontane ormai in periferia, ai piedi del gran premio della montagna in Ciro Menotti, incitando, passando accanto, accompagnando come si fa con i ciclisti, quasi a voler aiutare, spingere il colosso da 500 tonnellate e lungo 75 metri. Ci sono stati momenti critici, attimi in cui sembrava fosse finita l’impresa, eppure tutto, volta per volta, è filato lentamente liscio. L’avventura, nella sua prima tappa, ovvero portare il trasformatore della ditta Tironi da Modena Est al Cantone, sul Canaletto, è partita con leggero ritardo, dopo le 22.30 fissate dalla tabella. In quattrocento assiepati nel parcheggio di Obi, con la baracchina che sfornava piadine e finiva le scorte di bevande. Gli addetti della Fagioli sono co-star, parlano con tutti, stringono mani a chi sia avvicina loro quasi con riverenza.

E poi c’è Stefano, l’autista alla motrice principale, il leader della band, l’uomo dal cui volante dipendono tutte le sorti dell’impresa, almeno è così che viene visto da tutti. Appena gira la chiavetta riceve gli applausi della folla. Lui si schermisce. «Io un protagonista? Ma no, non esiste. Ho 51 anni, faccio questo mestiere ormai ai da venticinque anni e di viaggi ne ho fatti tanti..». Si schermisce e quando sente l’applauso vorrebbe già rinchiudersi dentro al suo gabbiotto, lontano dal palcoscenico. «Non c’è nulla di speciale - continua - vedrete che andrà tutto liscio perché siamo una squadra preparata, io faccio solo il mio dovere». Sale, chiude la portiera. C’è chi gli chiede a quanto potrà correre il suo gigante. Lui sorride: «Al massimo farò i 10, i 15 all’ora»

Alla partenza e al primo svincolo sulla rotonda di via Emilia in contromano verso il Grappolo si capisce di che pasta è fatto il supertir. Fissa, col carico, una sbarra di 35 metri, gli altri metri, ad arrivare a 75, sono le due motrici, davanti e dietro, con i carrelli composti che appoggiano su 15 doppi filari di pneumatici ciascuno. Sono loro che girano e che curvano mentre “la bara” resta inesorabilmente rigida. Al Grappolo c’è la curva della rotonda e la curva dei tifosi. Prima, come fosse quello dei sospiri, il ponte ciclopedonale sulla tangenziale è preso d’assalto. Dopo l’applauso al passaggio, il primo intoppo, verso le 23.30. C’è una gomma che fa le bizze. Lo staff della Fagioli (tra sicurezza, tecnici, autisti c’è un circo di una trentina di addetti) si tuffa tra gli pneumatici.

Si riparte ed inizia la vera fatica. Dall’innesto in Divisione Acqui sino al superamento del cavalcavia, tra ali di folla, il gigante prende le traiettorie più piano che a passo d’uomo. Via qualche cartello alla rotonda dello svincolo per la tangenziale, poi c’è la rotonda dell’Avis, vicino alla questura, e qui via qualche ramo e cartelli nello sfavillio delle frese. Il sottopasso è il momento critico ed è l’una di notte. È stato tagliato persino l’asfalto per abbassate il carico, per quanto questo si potesse alzare ed abbassare grazie al sistema oleopneumatico dei carrelli. Qui sembrava tutto finito eppure la folla lo ha portato fuori “dal tunnel” e scortato a fianco della Maserati. Sono le due passate. La rotonda di Ciro Menotti? Forse la più facile, tagliata con facilità. Il cavalcavia? Ha tremato, ha vibrato e oscillato, ma il carico è passato fieramente tra gli applausi. Altro intoppo, al sottopasso: il “soffitto” viene urtato, i rami rimasti incastrati hanno sollevato una caditoia. Poi in strada Albareto, l'ultima curva per imboccare via del Naviglio. Sono le 3, i fans non mollano, sono lì che aspettano. Si passa a pelo. Ora è meritato riposo: il Canaletto è come un fiume e la baia è il parcheggione del Cantone. Sono le 4.30, il supertir può dormire. —

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