Il “prof” degli smartphone «Sono l’unico in Italia»
Orlando, 35 anni, ha aperto una scuola per rimettere in funzione i telefonini «Ogni anno abbiamo 120 studenti: lezioni su riparazione e assemblaggio»
«Siamo artigiani tecnologici, forse utili un po’ come lo erano e ancora lo sono i calzolai, le sarte e quanti fanno mestieri specializzati. Solo che noi a volte lavoriamo anche a fianco di inquirenti e investigatori privati». Andrea Orlando, 35enne tarantino, da poche settimane ha aperto a Modena la prima scuola italiana legata alla riparazione dei cellulari e degli smartphone. Non si deve pensare a un normale negozio di riparazione. La scuola di Orlando è come una università del telefonino, forma persone che intendono entrare in possesso di tutti i segreti non solo riguardo le più moderne tecnologie, ma anche rispetto a quelle che ancora devono arrivare, come il 5G.
«Ogni anno - continua Orlando - abbiamo circa 120 studenti, italiani e anche provenienti da Olanda, Svizzera, Parigi, ossia una dozzina al mese. Possono frequentare un corso base dal costo di 990 euro oppure uno specializzato per chi già conosce la materia che costa qualcosa in meno. Con il corso base insegniamo lo smontaggio e il riassemblaggio degli smartphone e di iPhone, l’uso del tester e dell’alimentatore da banco, la diagnosi avanzata su scheda madre del telefono, lo studio dello schema elettrico, la microsaldatura tramite microscopio, l’aggiornamento software e la rigenerazione dei display. Il corso superiore invece integra anche la risoluzione dei problemi sulla scheda madre e le diagnosi complicate. In America ci sono già scuole simili, molto utili se pensiamo che oggi nel nostro telefono in pratica abbiamo conservata la nostra vita, i nostri ricordi. Che io sappia invece né in Italia né in altri Stati esiste ancora qualcosa di simile».
La nuova scuola aperta da poche settimane è all’inizio di via Selmi, in due vetrine anonime a due passi da piazza Grande. In questi giorni gli allievi sono tre: Angelo Calogero Miceli, salito da Reggio Calabria per il suo corso, Antonio Luciano Rizzo che arriva da Pantelleria e Simone Vianello che gestisce un negozio di telefonia in pieno centro a Venezia e ha deciso di fornire anche il servizio di riparazione “volante” richiesto sempre più spesso dai turisti. La scuola proprio per questi motivi utilizza strumentazioni avanzatissime: «Insegno al massimo a quattro persone per volta - continua il “professore” - perché devo seguire bene quel che fanno davanti alla scheda smontata di un telefono. Ogni postazione è dotata di un microscopio elettronico e un piccolo schermo da cui io posso vedere passando tra i banchi. Poi c’è tutta la strumentazione utile per riparare a fondo un telefono: serve molta precisione per questo lavoro, visto che eseguiamo anche microsaldature su componenti grandi come la capocchia di uno spillo o forse meno. Per questo utilizziamo anche telecamere termiche e altri strumenti tra cui quelli della società israeliana “Cellebrite” che collabora con i governi a livello planetario qualora ci sia da intervenire su telefonini di criminali». Insomma un nuovo mestiere che pare prendere piede anche a Modena: «Tutto è nato - continua Orlando - a Taranto quando con mia moglie e socia Marianna Picierro abbiamo deciso di aprire un piccolo spazio per riparare cellulari. Il lavoro è subito cresciuto e ci siamo trasferiti a Roma dove siamo rimasti cinque anni prima di venire a Modena da cui gestiamo anche un negozio di e-commerce oltre ai corsi che si possono scegliere su www.corsitelefonia.it». Alla domanda di fondo, Andrea Orlando dà una risposta “romantica”: «Perché si ripara un telefonino invece di ricomprarlo? Io penso perché ci affezioniamo all’oggetto che del resto contiene tutte le nostre foto, la nostra privacy. Ci sono anche questioni delicatissime nel lavoro che insegniamo a fare, come quando ci portano smartphone che magari contengono immagini di qualche persona scomparsa. Oppure nel caso si operi al fianco delle forze dell’ordine. Allora lì il nostro lavoro diviene molto delicato e occorre sensibilità per farlo». —
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