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DELITTO DI SAN DONNINO 

La Casa delle Donne è parte civile al processo contro Raffaele Esposito

C.G.
La Casa delle Donne è parte civile al processo contro Raffaele Esposito

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Omicidio e distruzione di cadavere di una prostituta, violenza sessuale contro una conoscente, tentato rapimento di una passante sconosciuta: per questi tre gravissimi episodi contro donne che hanno sconvolto la provincia l’anno scorso, ieri mattina Raffaele Esposito, 35 anni, cuoco di Savignano, è comparso in udienza preliminare davanti al giudice per una sfilza di reati pesantissimi, difeso dall’avvocato Caterina Morandi. Il giudice ha accolto la richiesta di processo abbreviato, in accordo col pm Claudia Natalini: si terrà a partire dal 21 novembre. Ma nel corso dell’udienza sono avvenuti altri fatti di rilievo. Il primo riguarda la costituzione di parte civile. Il giudice ha ammesso non solo la vittima di Zocca - la conoscente che Esposito avrebbe aggredito e stuprato nel garage (è assistita dall’avvocato Giuliano Riva). Ma - ed è la prima volta - sarà parte civile anche la Casa delle Donne contro la Violenza, assistita dall’avvocato Valeria De Biase. Intorno a questo caso l’associazione ha scelto di essere in prima linea per dare un segnale. Non saranno invece rappresentati i familiari di Nicoleta Neata Valica, prostituta 31enne assassinata e bruciata a San Donnino; né la ragazza ucraina che Esposito avrebbe tentato di rapire mentre passeggiava a Savignano (ha lasciato l’Italia). L’avvocato Morandi ha spiegato che Esposito ha risarcito una vittima e intende risarcirne un’altra. Inoltre ha ottenuto la possibilità di una consulenza psicologica che tratteggi la personalità dell’imputato (consulenza che non inciderà sulle decisioni). Rosanna Bartolini, presidente della Casa delle Donne, spiega: «Siamo soddisfatte della decisione. È dal 1990 che lavoriamo contro la violenza alle donne. Ora saremo parte civile perché sul territorio modenese gli ultimi casi ci dicono che dobbiamo metterci la faccia. Dopo questi episodi di femminicidio, è ancora più difficile per le donne credere che si possa uscire dalla violenza. No lanciamo un segale per dire che si può. Questo è un evento che va gestito in pubblico». —

C.G.

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