Negli Usa il “fashion renting” portato in Italia da Drexcode
Ha avuto successo l’offerta di abiti da indossare in occasioni speciali o cerimonie a prezzi non esorbitanti con il vantaggio di limitare l’inquinamento
Il “fashion renting”, ossia il noleggio di abiti, ha avuto origine negli Stati Uniti e da qualche anno è presente in Italia con il sito pioniere Drexcode, al quale hanno fatto seguito Front Row Tribe, Lovedress e Dressyoucan.
L’idea alla base di questa attività è quella di rendere democratica ed accessibile la “moda” proposta dalle grandi griffe, magari da indossare una volta sola per un’occasione speciale e se all’inizio le clienti erano titubanti nel dire che avevano preso a noleggio l’abito, ora è diventato un atteggiamento visto in modo molto positivo e volto alla sostenibilità ambientale, dato che viene ridotto il ricorso all’acquisto compulsivo e di conseguenza lo spreco di abiti, ridotti “a cose usa e getta”.
Il noleggio di abiti permette infatti di ridurre l’inquinamento dato che l’industria tessile è responsabile di un quarto del consumo del “carbon budget”, il cui sforamento sta alla base dell’aumento della temperatura globale. Una tendenza in linea con la sharing economy che già ha avuto un impatto notevole in altri settori della nostra vita.
Una forma di consumo non più legata al possesso, che soddisfa la voglia e fa avverare il sogno di indossare capi griffati, senza dover spendere migliaia di euro, creando soddisfazione e felicità nel cliente finale.
In più il business del noleggio di abiti ha creato nuove figure professionali, come per esempio le “fashion render” che aiutano la cliente nella scelta dell’abito più idoneo all’evento e alla conformazione fisica. —
M.V.M.
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