I medici a lezione dai pazienti per diventare “più umani”
Un master dell’Università per migliorare le relazioni durante le cure Calabrese: «I rapporti sono peggiorati, occorre invertire la tendenza»
I medici a lezione dai pazienti. Il nuovo master Unimore in “Medical Humanities” ribalta la prospettiva tradizionale. L’espressione inglese esprime l’unione tra le scienze umane e le discipline umanistiche. L’obiettivo è migliorare le relazioni tra camici bianchi e persone bisognose di cure rendendo i primi più «umani».
«La medicina basata sulle evidenze consente un’estrema specializzazione – ha garantito il direttore del master Stefano Calabrese, docente Unimore e semiologo – ma spesso non raggiunge l’obiettivo. Più ci si specializza, più si perde di vista il paziente. I rapporti tra medico e paziente sono peggiorati molto negli ultimi anni. Oggi anche gli stessi medici avvertono l’esigenza di allacciarne di migliori».
La ricetta Unimore per medici e non solo consiste nel cambiare la narrazione, diminuendo la distanza. Merito dell’incontro con «pazienti-formatori, che hanno riflettuto sulla loro storia di malati e possono trasmetterla ai medici», come ribadito da Calabrese. Letteratura e arte, teatro e competenze digitali entreranno così nella cassetta di pronto soccorso. Un aiuto in più per chi deve prendersi cura di persone segnate da malattie a volte incurabili, le quali non possono però privare i pazienti della loro umanità. «I medici vanno a lezione dai pazienti-formatori – ha proseguito Calabrese – anche per mettere i familiari nelle condizioni di accudire meglio le persone anziane e pazienti come i malati oncologici, affetti da un male che colpisce sempre più famiglie italiane». Un altro esempio fornito dal direttore del master riguarda le persone con malattie neurodegenerative. «La sindrome di demenza è in forte crescita – ha aggiunto Calabrese – e si pensa che intorno al 2030 in Europa vi saranno una ventina di milioni di persone con demenza. I costi sociali saranno elevatissimi. Uno dei pochi aspetti che si possono controllare sono le relazioni. Bisogna tenere allenata la memoria e ricordare il ruolo dei pazienti». Un ulteriore esempio è l’autismo. «Narrazioni e attività di storytelling sono oggi il principale strumento di cura per trattare l’autismo o le malattie neurodegenerative – ha confermato il semiologo – e non è un caso che in Gran Bretagna sia stata istituita la Reading Agency, un organo che promuove la salute e il benessere attraverso le storie, lette, ascoltate o immaginate e raccontate. Un territorio affascinante, alla cui esplorazione il master in Medical Humanities contribuisce in modo autorevole».
Al master possono partecipare sia medici sia il personale educativo: assistenti sociali, educatori, pedagogisti, persino insegnanti. «Da un lato, può essere utile come corso di aggiornamento nell’educazione continua in medicina (Ecm) per molte categorie di medici – ha ripreso Calabrese –. Dall’altro, può consentire una specializzazione a educatori che vogliono avvicinarsi al settore sanitario». Un settore finito talvolta sotto accusa, come dimostrano i processi sugli affidi sia nel Modenese sia nel Reggiano.
«È il caso di riallacciare i rapporti rispetto all’opinione pubblica, dando agli specialisti una veste migliore», il commento del direttore. Il nome del master è in inglese «per un fatto di brand», ma le lezioni e gli esami saranno in italiano. Sebbene la sede fisica sia a Reggio, le lezioni si svolgeranno prevalentemente online. Quattro i moduli previsti: narrative medicine (medicina narrativa); teatro di animazione in funzione terapeutica; metodologie didattiche innovative e medical humanities; tutorship (tutoraggio) in medicina. Si svilupperanno per un totale di 1.500 ore tra teoria e pratica. È possibile seguire tutti e quattro i moduli (pagando 800 euro) oppure selezionarne uno o più (200 euro a modulo). I moduli varranno come corsi di perfezionamento. La partenza del master è prevista per il prossimo novembre. Le iscrizioni sono aperte (mh.unimore.it) e si chiuderanno alle 12,30 del 30 settembre. Possono accedere laureati almeno triennali, sia in Italia sia all’estero (con titolo equipollente). Obbligatorio almeno il 70% di frequenza sia online sia ai laboratori. Alla fine, la presentazione di una tesi. —
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