Al lavoro nei campi contro la mafia: parroco e studenti di Carpi nei terreni confiscati
Don Dotti a Cerignola con due ragazzi dell’Itis per sette giorni: «Abbiamo una sfida: quella di sviluppare uno spirito critico»
CARPI. Trascorrere una settimana estiva al lavoro nei terreni confiscati alle mafie. Per ridare nuova vita e speranza a quella porzione di Puglia una volta nelle mani dei clan. È la scelta fatta da don Antonio Dotti, parroco di Limidi, e da due studenti dell’Itis Da Vinci di Carpi, Natan Bernet e Tommaso Righi, insieme ad altri ragazzi provenienti da tutta Italia.
Don Antonio e gli studenti protagonisti dell’esperienza si conoscono, infatti, perché il parroco insegna religione all’istituto Da Vinci. Da anni don Antonio promuove, sia in classe sia nella parrocchia di San Pietro in Vincoli, l’impegno civile, che sposa, ogni anno, quello religioso.
La sagra che festeggia il santo, infatti, cade proprio il 19 luglio, anniversario della strage di via D’Amelio in cui persero la vita Paolo Borsellino e la sua scorta.
LA TESTIMONIANZA
«Siamo stati una settimana a Cerignola, in Puglia, dov’è presente la cosiddetta mafia dalle due teste - racconta don Antonio - Quella tristemente famosa in tutta Italia per l’assalto ai furgoni portavalori. Abbiamo affrontato quest’esperienza in collaborazione con la cooperativa Alter Eco - Terre Aut (nome in onore del giornalista Peppino Impastato, fondatore di Radio Aut, ndr). Siamo partiti da Carpi in seguito a numerosi incontri incentrati sulle mafie, svolti insieme al presidio carpigiano di Libera, con le classi terze e quarte dell’Itis, dove insegno religione».
Una volta lì don Antonio e i giovani si sono dedicati al vero e proprio lavoro manuale, frequentando anche laboratori per studiare la storia del territorio di cui erano ospiti. «Abbiamo zappato intorno agli ulivi il terreno, liberato le piante dai polloni per evitare che non producessero più frutto. Ci siamo presi cura, inoltre, delle coltivazioni di pomodori e zucchine. Questo al mattino, mentre al pomeriggio frequentavamo laboratori di approfondimento. Il contatto - spiega il parroco - è nato grazie alla collaborazione con Libera, con la quale ogni anno, il 19 luglio, realizziamo degli eventi in concomitanza con la strage di via D’Amelio. L’anno scorso abbiamo realizzato un collegamento con la cooperativa Alter Eco. Da tempo, inoltre, seguo l’insegnamento di Don Ciotti cercando di avvicinarmi il più possibile alla gente. Di apprendere da chi ha subito ed è costretto a sopportare sofferenze in modo quotidiano».
L’OBIETTIVO
Perché don Antonio partecipa e organizza questi viaggi insieme ai ragazzi e parla loro di mafia, sia a scuola, sia in parrocchia? «Perché siamo di fronte a una sfida educativa seria, da intraprendere con i giovani, al loro fianco - risponde il parroco - Toccare con mano i territori in cui si è assistito a una confisca dei beni ai mafiosi è senza dubbio un modo per formare la coscienza e uno spirito libero e al tempo stesso critico. Indubbiamente, i ragazzi faranno tesoro di quest’esperienza anche quando saranno più grandi: non se ne dimenticheranno» conclude il religioso. —
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