I ragazzi a scuola di protezione civile «Mettersi in gioco per la comunità»
Apertura e consapevolezza, ecco le parole d’ordine della terza edizione del Campus della protezione civile modenese. Dal 29 agosto al primo di settembre venti ragazzi saranno protagonisti di una full immersion nel mondo del volontariato con la protezione civile. L’iniziativa, nata con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione alle situazioni di rischio che il territorio presenta, ha fin da subito riscosso un grande successo tra i giovanissimi, arrivando così ad attirare anche numerosi sponsor grazie ai quali l’iscrizione è oggi gratuita. «È importante vivere a stretto contatto con i volontari», sostiene il coordinatore operativo Sara Ballotta, «per poter toccare con mano il nostro mondo». Non è certo semplice spiegare la protezione civile ai più giovani, ma è indispensabile per la loro crescita: ragionare in una dinamica di professionisti volontari, imparare a lavorare di squadra permette di sviluppare le competenze trasversali e umane necessarie per affrontare responsabilmente le sfide della società del domani. Una settimana non è molto, ma «i fondamenti si afferrano»: entrare di persona nel sistema in questo senso è decisivo. Ovviamente con uno sguardo attento al futuro: è una piacevole realtà ormai che molti degli iscritti ai campus decidano poi di entrare attivamente a far parte della protezione civile. Per questo motivo è stato creato un intero vivaio dedicato alle reclute under 18, dove dai sedici anni i ragazzi iniziano un percorso formativo per ritrovarsi già volontari pronti e formati, una volta maggiorenni. È in effetti un’età complessa: tutti tra i 14 e i 17 anni, cominciando ad interessarsi del territorio possono e devono crescere in consapevolezza e senso d’appartenenza alla comunità. «Certamente andremo a toccare le criticità del territorio», osserva Marco Carboni, uno dei responsabili dell’organizzazione del campo, «ma è importante soprattutto trasmettere senso di comunità e valori che i ragazzi vanno altrimenti smarrendo». Proprio su questo s’inserisce e insiste il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, parlando di identità e solidarietà: «Il senso dell’esperienza è imparare a mettersi a disposizione, non a caso il nome del campus è “Impara a proteggere”. I ragazzi cercheranno di costruire insieme per il bene della loro comunità, diventeranno più modenesi». Muzzarelli non accetta strumentalizzazioni politiche: «C’è chi utilizza certi valori per scopi diversi - commenta secco riferendosi alla Lega - noi ne incoraggiamo una lettura improntata all’apertura agli altri e al collettivo. A partire dalle scelte generose di questi ragazzi: qualche vacanza in meno e qualche impegno sociale in più». —
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