“Ik”, il portavoce del padrino a Modena in affari tra “lucciole” e truffe on-line
Dirigente dei Maphite in Emilia, il 29enne era esperto nel farsi spedire merci con carte di credito false e ritirarle dai corrieri
Tra i 19 presunti mafiosi nigeriani colpiti da provvedimento con misura cautelare della Dda di Bologna, la figura di “Ik” è sicuramente una delle più importanti e colloca Modena al centro dell’indagine. È il soprannome di un nigeriano 29enne che si insedia a Modena mettendo in piedi una rete di contatti nella sua comunità in città in veste di dirigente della cupola della Famiglia Vaticana in Emilia, costola regionale della Maphite, cosca mafiosa emergente ora smantellata grazie all’aiuto di un collaboratore di giustizia che abitava a Bologna.
ANNUNCIATORE del boss
Ik è uomo di fiducia della cupola. È un ufficiale di questo gruppo criminale dai toni militari e profetici che si nutre di violenza, sopraffazioni e estorsioni. Il suo incarico è di Fire, ovvero di annunciatore della “Fiamma che Brucia”, simbolo Maphite. È l’unico a poter annunciare le decisioni del padrino a Parma, il Don, e anche a dare agli affiliati ordini persino letali. Ik arriva a Modena facendo sapere che è già stato un pezzo grosso nella gang in Sardegna. Come Fire può anche dirigere rami d’ affari. E per questo si ritaglia alcune attività criminali. In una di queste diventa addirittura un punto di riferimento: è la truffa degli acquisti on-line con carte di credito clonate. Ma è anche l’incaricato di ritirare i guadagni delle prostitute nigeriane attraverso i loro sfruttatori. Ik lancia messaggi con parole possenti tratte dalla Bibbia o dal mondo militare rivolgendosi ad almeno 49 affiliati in tutta l’Emilia, da Piacenza a Bologna. È temuto. Ma presto diventa solo un’apparenza. Alla prima prova reale, il suo piccolo potere crollerà come un castello di carte. Per una bici rubata, la gang nigeriana rivale che spadroneggia a Modena, i Vikings, picchia per due volte un suo affiliato e tende un agguato a un altro ferendoli brutalmente con un coltellaccio e con una bottiglia rotta. Ik reagisce in modo pavido: teme il confronto numerico e perde la faccia. Nel corso di una riunione di emergenza a Reggio verrà esautorato dalla cupola emiliana e sostituito. Tuttavia, queste attività frenetiche permettono agli investigatori della Questura di Bologna di aprire uno squarcio sul suo mondo.
LA TRUFFA DEI PACCHI
Il suo campo privilegiato è la truffa on-line. Da quanto raccolto negli atti, è un maestro. Suoi complici fidati, secondo la Dda, sono un tale Jude e Bello Martins. Con loro imbastisce i colpi usando la carta di credito di un uomo inventato, tale Christ Johnson, ghanese di Roma, sconosciuto all’anagrafe, del quale hanno anche una tessera sanitaria col codice fiscale. Ik e Bello fanno acquisti a man bassa su siti cinesi e fuori dall’Europa rendendo così difficile le verifiche immediate sui pagamenti. Ma ricorrono anche a portali italiani che ingenuamente spediscono i pacchi. Si fanno mandare scarpe, radio, materiale elettronico, vestiti e tutto ciò che viene richiesto da connazionali vicini ai Maphite ai quali venderanno la merce a prezzo interessante. Per la consegna si ricorre a una sceneggiata collaudata. Il pacco viene spedito al fantomatico Christ al vecchio indirizzo di Ik, in via del Murazzo oppure al suo muovo domicilio di via Montecassino (dove non c’è mai). Appena è tracciata la consegna del pacco, si mette sul campanello il nome di Christ. E quando arriva il corriere, Ik stesso, Jude o un altro fa la commedia fingendosi l’acquirente. Mettono insieme talmente tanta merce che arriveranno a lamentarsi della casa strapiena.
I SOLDI DELLE “LUCCIOLE”
Ik però è uno che prevede tutto. In una telefonata spiega che abitualmente cancella ogni traccia dei movimenti su internet. Sul telefonino qualcosa è però rimasto anche se bloccato, quindi per ora è a posto. Più controverso il suo ruolo nel mondo della prostituzione. Le intercettazioni lo indicano come collettore del Don. Ik raccoglie il denaro dagli sfruttatori, ma non si capisce se “gestisce” in proprio delle ragazze anche se è accusato di questo. Raccogliere soldi è uno dei compiti dei capi Maphite: attività principale della gang è infatti riciclare e speculare sulle valute da e per la Nigeria. Non è un caso che per la prima volta, l’accusa contro un esponente di gang straniera sia non solo di mafia (416 bis) ma di organizzazione criminale con legami internazionali. —
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