Fisco, maxi evasione da undici milioni Macchinari ceramici venduti senza l’Iva
I capi dell’organizzazione sono un sassolese e un reggiano In tutto 12 segnalati alla Procura anche per truffa aggravata
Il trucco per far soldi senza fatica? Comprare merce senza pagare l’Iva e rivenderla subito dopo, utilizzando una documentazione fiscale fasulla con società che, sulla carta, avevano sede legale all’estero. Tutto però si muoveva tra Sassuolo, Fiorano e le altre aziende del distretto ceramico, sulle due sponde del Secchia.
In ogni caso si trattava attrezzature e ricambi per il settore delle piastrelle, ovviamente, visto che tutto restava in casa. E in più di un caso i due evasori fiscali che reggevano le fila del traffico, un sassolese e un reggiano, non hanno pagato neppure i fornitori, che in parecchie occasioni sono restati a bocca asciutta.
In questo modo i due trafficanti, con la complicità di altri residenti nel comprensorio, hanno costruito una frode fiscale per oltre 11 milioni che è stata scoperta dalla Guardia di Finanza. L'indagine, durata oltre un anno, ha messo nel mirino diverse società, con sede nelle provincie di Verona e Reggio Emilia, ma sostanzialmente attive nelle nostre zone.
In tutto sono 12 le persone segnalate alla Procura, con l’accusa di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, occultamento di scritture contabili e truffa aggravata dal danno patrimoniale di rilevante entità.
Il lavoro dei finanzieri di Sassuolo, coordinato dal pm Francesca Graziano, ha smascherato un sistema fraudolento che però faceva comodo a tanti imprenditori, piccoli e medi, che acquistavano merce a prezzo superscontato, esentasse.
Tre erano le società principali in cui era sempre presente come responsabile occulto un sassolese, che in due casi si era fatto registrare come semplice socio o addirittura come dipendente. E il meccanismo messo a punto era oliato come un motore. Una volta che l’acquirente aveva scelto il pezzo, le ditte fantasma, le cartiere, come si chiamano in gergo visto che hanno solo carta intestata per i falsi documenti e neanche una sede, si allertavano per acquistare la merce. Acquisto, registrazione fasulla e rivendita: tutto in tempi brevissimi.
Un’attività apparentemente legale, un’intermediazione commerciale affidata ai referenti locali di ditte estere, anche se le persone coinvolte sapevano bene che quei prezzi, per quei prodotti, non potevano certo essere puliti del tutto. Di più: la Guardia di Finanza di Sassuolo ha scoperto pure che in diversi casi i produttori non erano stati pagati; i due organizzatori dell’evasione fiscale contestavano la fornitura portando come scusa difetti tecnici e non saldavano nessuno. In totale 400 mila euro di merce sono stati acquisiti in questo modo. In totale, stando alle contestazioni della procura, l’evasione Iva assomma a 3,5 milioni. —
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