Gazzetta di Modena

Modena

OPERAZIONE MANGIAFUOCO 

“Scandali” in Comune Alla fine solo Morelli rischia il processo

Carlo Gregori ;
“Scandali” in Comune Alla fine solo Morelli rischia il processo

Di 22 indagati l’ex vicesindaco è l’unico per il quale il pm non ha chiesto l’archiviazione: accusato per il caso dehors

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Alla fine rimase solo l’ex vicesindaco Simone Morelli, accusato di tentata concussione: aver fatto pressioni e minacce per far allargare il dehors di un bar con un gazebo temporaneo davanti alle vetrine di due negozianti contrari. Questo è ciò che resta dell’inchiesta “Mangiafuoco” che verteva su presunti scandali in Comune a Carpi che minacciavano di coinvolgere il vescovo Cavina. Ma l’ex vescovo era estraneo - nonostante mesi di pettegolezzi e insinuazioni che alla fine lo hanno spinto a dimettersi ed andarsene da Carpi - e di tutte le accuse piccole e grandi che coinvolgevano i 22 indagati dai carabinieri resta solo questa contro l’ex assessore. Resta aperta anche la questione dossieraggio: la polpetta avvelenata di accuse anonime per le quali Morelli è indagato con l’esponente leghista modenese Stefano Soranna (ma questa è una storia collaterale). Il pm Claudia Natalini a infatti chiesto al gip di archiviare le posizioni degli ultimi due indagati - oltre Morelli - ovvero Davide Langianni, difeso dall’avvocato Roberto Chiossi, e Simone Ramella, difeso dall’avvocato Domenico Giovanardi. Langianni, a capo di Arpalice, era accusato di falso per la sua domanda di partecipazione al concorso per la Notte di Capodanno in piazza Martiri. Le indagini dei carabinieri avevano infatti appurato che nella lista dei requisiti aveva segnato una data di eventi precedente al termine “a quo” fissato: in sostanza un evento del settembre 2016, quando erano richiesti quelli da ottobre. Fu escluso dal Comune nel mezzo delle indagini e quindi la sua posizione è rimasta senza effetti concreti. Ha presentato una memoria difensiva per chiarire quella che, per la difesa, parrebbe una furberia.

Ramella, a capo di Part Lab, era invece accusato di frode alle pubbliche forniture per aver chiesto un contributo per pagare l’elettricista agli ambulanti che dovevano collegare le bancarelle per la Notte Bianca all’energia fornita dal Comune. Il contributo, secondo i carabinieri, poteva invece essere interpretato come una dazione per una compravendita di spazi pubblici. Il pm non lo considera tale e ha chiesto anche per lui il proscioglimento. —





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