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Aggressioni negli ospedali modenesi: 44 denunce Aumentano le telecamere per la sicurezza

Giovanni Balugani
Aggressioni negli ospedali modenesi: 44 denunce Aumentano le telecamere per la sicurezza

Casi di violenze fisiche o verbali. Al Policlinico 189 telecamere, a Baggiovara 100. L’Azienda dispone di un security manager

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Sotto il sole cocente, gli operai sono ancora al lavoro in quella piccola cittadella che è il Policlinico. Il caldo e il cantiere in corso all’esterno fanno da contrasto con i rinnovati ambienti interni e il fresco dell’aria condizionata. C’è tranquillità nell’ospedale più grande della città, eppure quella sicurezza che appare fisiologica non è un fattore scontato.

Sono i numeri a testimoniarlo. I dati del 2018 indicano che il personale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, quindi Policlinico e Civile di Baggiovara, ha denunciato 44 aggressioni: fisiche, verbali o ai danni di beni pubblici. A metterle in atto sia pazienti sia parenti. Per il 2019, invece, al momento si registra solo l’infortunio denunciato da un infermiere di Baggiovara.

Il tema è delicato, tanto che nell’organigramma dell’Aou è presente una security manager, la dottoressa Enrica Corvino. Il suo compito è quello di interfacciarsi tra l’Azienda, i reparti, la vigilanza privata e le forze dell’ordine.

«Rilevo eventuali esigenze - spiega la dottoressa Corvino - o percezioni del rischio ed elaboro una strategia da adottare per risolverle. Scegliamo, assieme a vigilanza e polizia (al Policlinico è presente un ufficio interno, ndr), la strada migliore, come telecamere, allarmi e porte con apertura automatica. Senza mai dimenticare che siamo sempre dentro un ospedale, quindi occorre agire con la massima discrezione e riguardo nei confronti dei pazienti e degli operatori, per rispettarne la privacy e la professionalità».

Sono diverse le misure adottate all’interno dei due ospedali. A partire dalle telecamere che a Baggiovara, con le 15 appena installate, sono salite a 100, mentre al Policlinico sono addirittura 189. E sono strumenti fondamentali per la verifica degli episodi di violenza. La maggior parte dei dispositivi vigila sugli ingressi e sulle aree comuni. Le altre controllano parcheggi e i reparti più a rischio, tra cui i pronto soccorso.

«Per quanto concerne il pronto soccorso - sottolinea la dottoressa Corvino - abbiamo incrementato gli occhi elettronici. A Baggiovara non erano presenti e ora ce ne sono quattro. Al Policlinico, dove le aree di pronto soccorso sono divise in più punti, sono oltre trenta. Poi c’è una stretta collaborazione e sinergia con la vigilanza privata (Coop Service): ci sono 3 operatori al lavoro h24 sia al Policlinico, sia a Baggiovara. Nei due pronto soccorso c’è un ufficio dedicato: qui si trova un operatore giorno e notte, a meno che non ci sia un’emergenza in un’altra zona dell’ospedale. Tuttavia, anche nel caso in cui il vigilantes sia lontano, è subito rintracciabile tramite cordless».

Ci sono poi dei “blocchi fisici”: «Non abbiamo installato allarmi, ma abbiamo cercato di chiudere i punti di accesso. Per quanto concerne il pronto soccorso, specialmente di notte in prevenzione dell’arrivo di persone che non hanno bisogno di cura ma cercano riparo per la notte, non c’è possibilità di entrare nell’area in cui operano medici e infermieri. Più in generale in tutto l’ospedale già dalle 17 iniziamo a chiudere i settori in cui termina l’attività lavorativa. Alle 21 la vigilanza chiude tutto l’ospedale, compresi i reparti a cui non possono accedere persone non autorizzate».

E come extrema ratio, in caso di aggressione fisica, si chiamano le forze dell’ordine: «È solo l’ultima ipotesi - prosegue Corvino - I sanitari seguono una procedura specifica: la chiamata alla polizia è l’atto finale». —



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