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luciani, direttore del pronto soccorso 

«La causa principale è l’attesa Ma questo non è un ufficio postale»

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«La causa principale è l’attesa Ma questo non è un ufficio postale»

«Molti non capiscono che i casi gravi hanno priorità e quindi inveiscono Ma qui siamo al sicuro e le aggressioni sono rare»

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«L’ultimo episodio mi è capitato pochi giorni fa. Mi sono avvicinato a un paziente che si stava agitando e brontolava, e gli ho detto: “Capisco che il suo dito sia più importante dell’infarto che stiamo trattando”».

Parole del dottor Antonio Luciani, direttore del pronto soccorso del Policlinico di Modena, e che rendono subito l’idea del pragmatismo di un professionista che è alla guida di un reparto che ha in carico in media 40 pazienti per volta.

«Noi non siamo un ufficio postale - prosegue Luciani - dove chi prima arriva meglio alloggia. Noi abbiamo un ordine preciso e questo, alcune persone, proprio non lo capiscono».

Ecco la principale causa scatenante delle aggressioni dentro il pronto soccorso, che è uno dei punti più a rischio nel panorama sanitario: «Chi si macchia di atteggiamenti violenti - siano essi fisici, ma sono rarissimi, o verbali, più frequenti - non sono i pazienti che stanno male, che soffrono e che vengono subito presi in carico. Sono quelli meno gravi a tenere questi comportamenti. Questo perché non hanno capito la dinamica dei pronto soccorso. Devo dire, però, che l’aver reintrodotto la luce rossa di emergenza ha aiutato a far comprendere alle persone che se sono in attesa c’è un motivo più che ragionevole».

E dire che al Policlinico di Modena il 53% dei codici verdi viene trattato entro un’ora dall’arrivo. «È un ottimo dato - continua Luciani - e ad onore del vero devo dire che qui a Modena ci sentiamo assolutamente al sicuro. Altri colleghi, come quelli di Roma, nei convegni nazionali hanno sollevato il problema della sicurezza: vivono situazioni ben più estreme della nostra. Ciò non toglie che, di tanto in tanto, anche qui avvengano casi spiacevoli. L’ultimo a un’infermiera aggredita nel triage con pugni e schiaffi. In questi casi abbiamo un protocollo specifico da seguire, attraverso il quale cerchiamo di calmare la persona senza alimentare ulteriori reazioni. La collochiamo in un box a parte e provvediamo anche a dare anche una risposta di tipo sanitaria. Io, però, non porgo l’altra guancia: se ci sono gli estremi si provvede a denunciare».

Luciani svolge la professione medica nei pronto soccorso dal 1986: «In oltre trent’anni la considerazione del pubblico nei confronti del medico che esercita nel pronto soccorso è cambiata. Non ci viene correttamente riconosciuta la nostra funzione e penso che questo sia in parte dovuto al nuovo tipo di società in cui viviamo. Quando io ho iniziato - ricorda Luciani - la qualità nei pronto soccorso era molto inferiore: allora si faceva il vigile urbano distribuendo i pazienti, oggi tutto è cambiato, noi oggi facciamo diagnosi. A questo incremento della professionalità doveva corrispondere un maggior riconoscimento del nostro ruolo. Una volta - conclude con un pizzico di amarezza il dottor Luciani - eri chiamato “Signor dottore”, oggi invece...». —

GIB

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