Finale, il caso. «Troppa formaldeide nell’aria Ecobloks modifichi l’impianto»
La lettera di Arpae frena il progetto di ampliamento del discusso stabilimento «Dovete dare maggiori garanzie ai cittadini, anche sulle polveri disperse»
«Visto che le emissioni aziendali di formaldeide sono state, e sono tutt’ora, motivo di protesta da parte di comitati cittadini in conseguenza della pericolosità della sostanza per la salute, devono essere approfondite le motivazioni per cui non è possibile eliminare tale sostanza dal ciclo produttivo, mediante l’impiego di un prodotto che contenga componenti meno pericolosi».
È solo uno dei passaggi di una lettera di 4 intensissime pagine con cui Arpae pone dei paletti precisi e circostanziati alla Ecobloks di Finale, che nei mesi scorsi aveva chiesto di aumentare la produzione. E di conseguenza l’utilizzo della famigerata formaldeide, che poi in parte sfugge ai controlli e finisce in atmosfera. “Appestandola” ulteriormente in un territorio, quello di Finale, nel cuore di uno dei territori di per sé più inquinati al mondo.
Le prescrizioni di Arpae segnano un inatteso cambio passo nell’approccio dell’Agenzia per l’Ambiente alla questione Ecobloks. Tanto che in passato, specie nei rilievi successivi agli incendi che avevano amplificato le proteste, Arpae era stata accusata di non rilevare mai niente di pericoloso, nonostante l’inquietante fumo nero che usciva dai camini dello stabilimento. Stavolta invece i cittadini e i comitati vengono presi in considerazione più volte.
Appena ieri era stata diffusa in consiglio comunale la lettera con cui il titolare Alberto Spallanzani, rifiutando di confrontarsi con il consiglio stesso ribadiva la correttezza del suo operato, e di essere stato fatto oggetto di ingiuste e infamanti accuse. La lettera di Arpae, evidentemente tenuta riservata, risale invece a due settimane fa, e può essere che proprio la determinazione di Arpae abbia indotto Spallanzani a dichiarare che se viene risarcito chiude la fabbrica.
Arpae fa un elenco lungo di prescrizioni: chiede ad esempio planimetrie leggibili che non ha avuto, i titoli sulla disponibilità delle aree, la verifica puntuale della coerenza tra il progetto proposto «e le condizioni ambientali individuate». Chiede tra l’altro di ridurre il fenomeno delle polveri di legno che i residenti in zona si ritrovano ovunque: «L’azienda deve proporre un piano di monitoraggio a spese sue».
Le prescrizioni si concentrano sulla sicurezza e soprattutto sulle emissioni in atmosfera: Arpae ora vuol sapere con quale periodicità viene verificato il contenuto di formaldeide nelle materie prime e nel prodotto finito. Non solo, trattandosi di produzione a ciclo continuo, Arpae sottolinea che si crea «una sorta di accumulo in atmosfera di formaldeide», affermando che «i limiti proposti dall’azienda per le emissioni in atmosfera sono ritenuti eccessivi. Il gestore dell’impianto è pertanto invitato a proporre limiti a camino commisurati alla pericolosità medesima». Non solo: «Considerata la pericolosità dell’impianto, le problematiche ambientali intervenute e la conseguente attenzione dell’opinione pubblica, deve essere proposto un piano di monitoraggio dell’aria e ambiente, a cura della società». —
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