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Il 50% si ammala alla tiroide E il Menecò finanzia i medici

Il 50% si ammala alla tiroide E il Menecò finanzia i medici

Percentuale provinciale preoccupante, rispetto al 30% del resto d’Italia Donati 4.200 euro a Baggiovara per un apparecchio chirurgico avanzato

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MEDOLLA. Il 50% dei modenesi sottoposti ad analisi ha patologie legate alla tiroide, mentre la media in Italia si aggira sul 30%. Dati preoccupanti, che specie nella Bassa, dove il fenomeno è particolarmente sentito, fanno parecchio discutere. Perché, oltre alla mancanza di iodio, tra la gente c’è chi teme tra le cause anche condizioni ambientali sfavorevoli. È in questo contesto che si è tenuta una cena solidale organizzata dalla Società del Menecò di Medolla. La cena ha consentito di raccogliere 4.700 euro che verranno destinati alla Chirurgia Generale, d’Urgenza e Nuove Tecnologie dell’ospedale di Baggiovara, diretta dalla dottoressa Micaela Piccoli.

La dottoressa ha simbolicamente ricevuto l’assegno simbolico dal presidente di Menecò, Danilo Paraluppi. I fondi raccolti, insieme a risorse aziendali, consentiranno nei prossimi mesi di acquistare una strumentazione chirurgica avanzata per la patologia tiroidea. Ogni anno in provincia di Modena sono 4.000 i pazienti seguiti all’Ospedale di Baggiovara per patologie della tiroide, di questi 250 ricorrono alla chirurgia. I pazienti in follow-up post-chirurgico per tumori tiroidei sono circa 600.

Il Sistema avanzato Avalanche SI per il monitoraggio intraoperatorio riduce il rischio di lesioni ai nervi laringei, una delle più diffuse complicanze della chirurgia tiroidea, migliora la completezza di una tiroidectomia, e l’acquisizione di informazioni aggiuntive in caso di coinvolgimento neoplastico dei nervi: «Desidero ringraziare ancora una volta la Società del Menecò –commenta il dottor Ivan Trenti, direttore generale dell’azienda ospedaliera universitaria di Modena – per la grande sensibilità dimostrata nei confronti. Dopo l’importante contributo alla campagna di raccolta fondi per la Sala Ibrida, ecco una donazione che ci consente di potenziare la dotazione tecnologica per la patologia della tiroide».

Grazie all’utilizzo crescente di uno strumento diagnostico non invasivo, quale l’ecografia del collo, le alterazioni della morfologia tiroidea viene diagnosticata con grande anticipo anche in soggetti asintomatici.

«Uno studio da noi pubblicato nel 2013 - afferma il professor Vincenzo Rochira, direttore pro-tempore dell’Endocrinologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena - ha dimostrato che 1 su 2 soggetti sani residenti nella provincia , non consapevoli di avere una malattia tiroidea, presenta alterazioni ecografiche della ghiandola. Questo significa. Secondo alcuni studi, ancora da confermare, una possibile causa di questa prevalenza è la carenza di iodio nell’aria, che caratterizza la nostra zona. È fondamentale ricordare, tuttavia, che solo il 2% di tutti i noduli riscontrati ha una natura maligna. È fondamentale, quindi, non allarmarsi per questo dato che è anche il frutto positivo della nostra sempre più raffinata capacità diagnostica. Una famigliarità o alcuni sintomi ben precisi che il medico di medicina generale sa riconoscere, possono suggerire un approfondimento diagnostico e, se il quadro clinico lo renderà necessario, per un approccio terapeutico. Per definire il grado di rischio di malignità di un nodulo tiroideo, i clinici hanno a disposizione un altro strumento, oltre all’ecografia: l’agoaspirato eco-guidato, seguito dall’esame citologico, cioè lo studio al microscopio delle cellule prelevate«. Nei casi in cui l’approccio chirurgico non è necessario, la patologia tiroidea viene trattata tramite metodiche non invasive, quali la termoablazione, che permette di ridurre di volume i noduli di grandi dimensioni che causino una compressione delle strutture del collo o importanti inestetismi». —

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