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Modena

la manifestazione 

La protesta senza reggiseno anima anche piazza Grande

Gabriele Farina

Decine di ragazze ieri pomeriggio in centro in segno di solidarietà con Carola mentre sul web sono continuate le offese: «Così ci sosteniamo a vicenda»

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«Ci sosteniamo a vicenda, ma è una sofferenza incredibile». Nato come evento ironico in difesa di Carola Rackete, il #freenipplesday s’è trasformato in una caccia aperta sui social. L’idea di base è semplice. Nicoletta Nobile e Giulia Trivero, 23 e 26 anni, hanno istituito un giorno “dal capezzolo libero” per solidarizzare con Rackete, di qualche anno più grande, capitano della Sea Watch. La foto che la ritrae con una maglietta e senza reggiseno fuori dalla procura di Agrigento ha suscitato commenti d’odio. Stessa sorte toccata alle giovani per la loro scelta. «Magari venissero stuprate», ha invocato un giovane su Facebook. «Togliti anche le mutande», il commento di un altro. Le ragazze si sono trovate davanti a un’alternativa: lasciar perdere o andare avanti metterci la faccia. Hanno scelto il secondo cammino, il più difficile ma anche il più coerente con le loro idee. Per tutto il giorno hanno fatto rimbalzare sui social network foto di magliette senza reggiseni sospensori su petti di uomini solidali. Dalle 17 alle 19 di ieri si sono fatte ritrarre dal fotografo Dante Farricella davanti alla Preda Ringadora o sotto la Ghirlandina. Diversa la provenienza geografica, identico l’intento di far fronte comune. «Vogliamo sostenerci a vicenda – ha esordito Martina Tinnirello, torinese – in primis dalle persone che amiamo. Gli insulti spesso hanno fatto molto male, provocando una sofferenza incredibile».

«Ero sconvolta a leggere i commenti, mi stavo intossicando», ha fatto eco Giorgia Iolanda Barsotti, patavina. Per la giovane «è sbagliato che ancora oggi si debba dire “posso o non posso”, “è giusto o no”. È in atto un tentativo di oppressione e repressione». «La donna dovrebbe essere libera di vestire come vuole», la posizione di Elena Natucci, viareggina. La giovane ha ricordato che spesso «ci si appiglia a dettagli futili per nascondere aspetti fondamentali». Sul messaggio di odio riguardante lo stupro il giudizio è netto: «Non riesco a immaginare come un essere umano possa scrivere una frase del genere. Non ci possiamo permettere di stare in silenzio». «Esiste la pagina “Odiare ti costa” – ha ricordato la milanese Brigida Cesareo – in cui è possibile riversare giudizi e insulti pretestuosi contro persone che non avevano un’intenzione violenta». Da una modenese come Cristiana Tramparulo è partita la rivendicazione di aver mosso il primo posto: «Siamo partiti da casa nostra per diffonderci a macchia d’olio». Una diffusione che ha coinvolto le giovani di ieri. «Mi ha dato fastidio leggere quei farabutti che sui social si esprimono in modo volgare e aggressivo», ha riconosciuto Nadia Nadalini. Modenese acquisita, s’è dimostrata «contraria a ogni forma di violenza nei confronti delle donne» e solidale con le giovani presenti.

Solidarietà anche dagli uomini. Per Francesco Cagliari «è giusto che le donne abbiano riacquistato spazio». «Se qualcuno fosse indifferente in presenza della minaccia di uno stupro dovremmo veramente preoccuparci», la reazione di Rocco Ancarola. «Basta buonismo verso chi usa l’anonimato dei social per lanciare offese», la posizione di Dante Farricella, fotografo dell’evento. —

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