Tomei: «La verità? Siamo al collasso Servono più fondi per la sicurezza»
L’attenzione si sposta anche sui disagi nelle zone montane: «La prima conseguenza sono paesi vuoti e difficoltà per spostamenti e turismo»
«La classifica di Openpolis sulle viabilità comunali rivela quello che noi da tempo stiamo denunciando, cioè la grande sofferenza in cui versa la nostra intera rete viaria».
Non la manda a dire il presidente della Provincia di Modena, Gian Domenico Tomei: «Non è poi un caso che ai primi dieci posti ci siano comuni montani, costretti a dirottare quasi tutte le proprie risorse sulla viabilità e le infrastrutture stradali. Il dissesto idrogeologico di questi ultimi anni ha martoriato la rete rendendo sempre più difficile e complessa la viabilità in appennino e sempre meno risolutive le normali opere di manutenzione che vengono fatte periodicamente dai tecnici».
La lista dei problemi è lunga: «Venendo alla nostra rete provinciale, possiamo affermare che sia al collasso. Ogni giorno dobbiamo dare notizia di nuove interruzioni o limitazioni al transito, quasi sempre a causa di fenomeni dovuti ai movimenti franosi e al maltempo. Solo il mese scorso abbiamo dovuto vietare il transito ai veicoli a due ruote sulla provinciale 33 da Miceno e Polinago per un tratto di quasi 15 chilometri, per motivi di sicurezza. Abbiamo numerose frane sulla fondovalle Panaro, sulla 324 sulla 23 e 24 a Prignano, sulla 623 a Zocca. Solo nell'ultima ondata di maltempo abbiamo quantificato danni per oltre 3 milioni di euro. Oltre alle strade abbiamo poi anche circa 300 ponti, di cui quasi 190 con luce sopra i 6 metri, che necessitano di manutenzione periodica e per i quali dobbiamo garantire la massima sicurezza».
Il motivo centrale è sempre di natura economica: «Purtroppo non abbiamo le risorse per intervenire come vorremmo e i trasferimenti dal Governo centrale al nostro territorio sono insufficienti a coprire il fabbisogno degli oltre 1000 chilometri di strade che abbiamo, considerando che oltre la metà si trovano in collina e montagna. La conseguenza di tutto questo è il progressivo impoverimento del nostro territorio montano. I paesi si svuotano, spostarsi è difficile, lavorare è un'impresa, il turismo rischia di risentirne in maniera importante. È un processo che rischia di mettere in ginocchio l'intero Appennino e per quanto ci riguarda facciamo e faremo di tutto per impedirlo». —
GIB
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