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A Modena boom di imprenditori cinesi ma non ci sono iscrizioni ai sindacati

Stefano Turcato
A Modena boom di imprenditori cinesi ma non ci sono iscrizioni ai sindacati

La Cisl: «Rappresentano la metà delle ditte individuali, i lavoratori vengono da noi per servizi burocratici e non per tutele»

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A Modena e provincia sono sempre di più, le loro attività si stanno diversificando grazie a una seconda generazione che denota buona capacità imprenditoriale, ma i lavoratori delle loro aziende non si rivolgono mai ai sindacati se non per il disbrigo di pratiche burocratiche.

È la fotografia, non sempre nitidissima, che viene scattata con obiettivo sulle imprese di cinesi nel territorio modenese sulla base di uno studio del sindacato Cisl, dei dati della Camera di Commercio di Modena e di un’analisi dell’associazione Cna, in cui si evidenzia come i cinesi di seconda generazione per il loro business ora si stiano indirizzando verso tabaccherie e sale scommesse.

«Rappresentano la quarta comunità straniera in provincia di Modena (la quinta in Emilia-Romagna) - dice il sindacato Cisl - e la prima nella classifica delle imprese individuali gestite da stranieri». Parliamo dei cinesi, che al 1° gennaio 2019 erano 6.169, cioè il 6,6% del totale degli stranieri residenti a Modena e provincia. Alla stessa data in regione erano quasi 30 mila, equamente divisi tra donne e uomini. Modena, Bologna e Reggio Emilia sono nell’ordine le tre province nelle quali si sono insediate le cosiddette “Chinatown” più numerose: abita qui il 60% dei cinesi residenti in regione. Ma sono quasi del tutto sconosciuti al sindacato.

«Sui cinesi bisogna smentire alcuni luoghi comuni – dice il segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta – In realtà è una comunità molto giovane (gli over 70 sono poche decine) e ci risulta stia crescendo il numero di ragazzi cinesi che ottengono la cittadinanza italiana. Quindi la scuola è il luogo ideale per favorire l’integrazione».

Secondo gli ultimi dati della Camera di commercio di Modena, sono quasi 1.200 le imprese individuali cinesi (il 3,3% del totale delle imprese individuali modenesi). A Modena è cinese la metà di tutte le ditte individuali nel tessile-abbigliamento-confezioni, concentrate principalmente tra Carpi, Campogalliano, Soliera e Novi.

Ma il dialogo tra cinesi e sindacati italiani stenta a decollare, e non solo a Modena: «Noi della Cisl cerchiamo di instaurare rapporti - aggiunge Ballotta - ma più che di tutela sindacale, i cittadini cinesi che si rivolgono ai nostri uffici hanno bisogno di servizi burocratici, come il rinnovo delle pratiche di soggiorno».

«Il sistema di lavoro comunista in Cina ha accentuato un liberismo sfrenato nei luoghi di lavoro e questo, trasferito anche nel nostro Paese, ha consentito alcune storture, come ad esempio il lavoro a tutti gli orari e tutti i giorni – dice Rosamaria Papaleo della segreteria Cisl Emilia Centrale – Qui è strategico l’impegno delle Direzioni territoriali del lavoro, ma anche delle parti sociali. Il primo passo è conquistare la fiducia del lavoratore cinese. Quando è successo, abbiamo scoperto, specie nel terziario e nel tessile, contratti irregolari: numero di ore lavorate superiori al consentito, salario al di sotto del minimo, restituzione di parte del salario. Ci sono stati casi di assunzioni fittizie solo per ottenere il permesso di soggiorno. Il sindacato può intervenire solo se il lavoratore gli conferisce mandato. Quando un lavoratore cinese arriva al sindacato, spesso non parla italiano ed è accompagnato dal datore di lavoro. Speriamo, quindi, nel ricambio generazionale, ma è evidente che il gap culturale lo si scardina a partire dalla lingua. Auspichiamo di avere anche a Modena il primo sindacalista cinese e di potere interagire meglio, così come interagiamo con molte altre comunità straniere». —



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