Raggi X e fluorescenze: non servono più prelievi per analizzare un’opera
Le analisi commissionate all’Università di Modena, come spiegato dall’avvocato Alegiani, sono state determinanti per stabilire che la sostanza pittorica utilizzata per il bozzetto ora autenticato conteneva sostanze chimiche del tutto simili ad altri sei quadri attribuiti con certezza ad Amedeo Modigliani. Stessi colori, stessi impasti, insomma. Ma come si è arrivati a questo giudizio?
Il macchinario utilizzato da Unimore è uno spettroscopio a fluorescenza. Si tratta di un apparecchio che ha numerose qualità per chi si interessa di expertise d’arte per l’analisi dei materiali. Ha infatti il vantaggio di essere trasportabile sul luogo in cui si trova l’opera da analizzare. Secondo, non richiede campioni o il distacco di particelle dell’opera. Terzo agisce senza rovinarla.
Il meccanismo è complesso per chi non è addetto ai lavori, ma in sintesi è costituito da un generatore di Raggi X che si collocano alla distanza di qualche millimetro dal materiale pittorico da analizzare. Gli atomi del pimento dell’opera vengono investiti da una fluorescenza che permette di individuare i materiali chimici usati per la composizione e dare così un riscontro approfondito, rispetto ad altri metodi, nell’analizzare come e con quali materiali è stato dipinto un quadro o un affresco. Questa analisi viene accompagnata da altri accertamenti spettrografici, in questo caso - come ha spiegato l’avocato Alegiani per conto del proprietario del quadretto - dalle Università di Torino e di Genova (professor Bensi).
Unimore è spesso chiamata per consulenze anche di opere d’arte molto importanti. —
C.G.
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