Emiliana Rottami spuntano 1,4 milioni
C’è una fidejussione per la bonifica in mano all’Arpae Oggi Conferenza di servizi: basteranno per la bonifica?
Siamo ai titoli di coda per la vicenda dell’Emiliana Rottami, almeno per quanto riguarda lo sgombero dei 150 mila metri cubi di rottami di vetro.
La storia non ha avuto un lieto fine. E alla fine c’è anche il giallo di una fidejussione di 1,4 milioni che continua a circolare in alcune dichiarazioni pubbliche ma che il sindaco Zuffi non ha ancora confermato ufficialmente. E dire che anche il suo predecessore Gozzoli, pochi mesi fa, conferò l’esistenza di questa garanzia in consiglio comunale, con un documento siglato un paio d’anni prima tra Provincia, banca e azienda. L’impegno era quello di prelevare tutta la somma per la bonifica in caso di fallimento. Cosa puntualmente avvenuta.
Ma oggi c’è la resa dei conti.
A Bologna si terrà una Conferenza di Servizi, con un delegato del Comune di San Cesario, la dirigente dell’Arpae delegata alle concessioni e alle autorizzazioni, ovvero la dottoressa Barbara Villani, il curatore fallimentare. L’obbiettivo? Trovare risorse e acuirenti per far sparire i cumuli di vetro, le montagne che a fianco dell’autostrada sono diventate un elemento del paesaggio.
Per chi ci vive sono un inferno e per la vecchia proprietà ormai estromessa erano solo una fastidiosa seccatura. La riprova? Già l’anno scorso l’agenzia regionale per l’ambiente, l’Arpae appunto, spedì all’Emiliana Rottami una diffida che nelle intenzioni doveva essere una specie di ultimatum. All’azienda si dettavano le regole, nero su bianco, che avrebbe dovuto seguire per minimizzare l’impatto ambientale, a pena dello stop alle autorizzazioni. E quindi alla produzione. Ma l’Emiliana, con il progetto del concordato nel cassetto, ignorò tutto. Di lì al fallimento il passo fu breve e la patata bollente dello sgombero finì sul tavolo del curatore.
«Quest’ultimo - osservano all’Arpae - ottenne la proroga visto che ripartiva da capo impegnandosi a portare in fonderia una parte del materiale».
E così è stato. Il curatore fallimentare, nella sua gestione che scade domani, è riuscito ad abbassare, almeno per un poco, ad abbassare la montagna. Il resto corre il rischio di diventare un rifiuto. E se tutto dovesse andare in discarica la fidejussione da 1,4 milioni non basterebbe neanche per sistemare la metà del materiale. —
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