Gazzetta di Modena

Modena

L’INTERVISTA a un dipendente dell’azienda fallita 

«Io a Pavlovskij ci sono già stato Gli insegnammo a fare gli stampi»

G.L.P.

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«Io a Pavlovskij Posad ci sono già stato. Sì sì, 2829 chilometri di distanza da piazza Garibaldi...Era il lontano 2004 ed eravamo andati con un gruppo di colleghi per istruire i dipendenti russi della Zoa Martinelli, la controllata della capogruppo. L’azienda aveva appena aperto e dovevamo insegnargli tutto. Come fare gli stampi ceramici, avviare gli impianti... Dormivamo a mezzoretta da quel villaggio. Tutti capannoni e tutte aziende. Attorno?.... Be’ lasciamo stare dai».

Massimo Malagoli, 49 anni, una moglie e un figlio di tredici anni è uno dei diciannove - erano ventidue alcuni giorni fa e ben 54 a maggio ma c’è chi è, fortunatamente, già riuscito a ritrovare un posto di lavoro - dipendenti o ex dipendenti dell’ormai altrettanto ex Martinelli Ettore che, se prendesse sul serio le parole del sindaco Francesco Menani, potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di trasferirsi nella “Casa Russia”. «Solo che non ho capito se il sindaco sa cosa fanno i nostri colleghi russi...? Lo sa signor sindaco che fanno stampi ceramici come facevamo noi. E che sono una ventina e non ne serve uno in più.? Quindi noi che dovremmo fare: andare a Pavlovskij Posad, bussare e dire: “Eccoci qua. Voi siete licenziati”. Non ho ben capito... Qualcuno mi spieghi se quella del sindaco era una battuta. Di pessimo gusto. Quella sì. Di sacrifici tutti noi della Martinelli - attacca Malagoli - Ne abbiamo fatti e rifatti. A gennaio arrivò un amministratore delegato, tale Tavecchia (poi sparito) che di fronte ai primi venti di crisi ci disse che era anche colpa nostra. Assurdo. E la proprietà? Ok il comparto della produzione di stampi ceramici è in difficoltà, ma la verità è che l’investimento della sede in Tennessee è stato sbagliato ed è la prima la causa che ha portato al crac. La proprietà quando poteva spiegarci, semplicemente non si è più vista... Che amarezza, dopo tanti anni di lavoro».

Guadagnava 1800 euro al mese Massimo. «Ma il mio era ancora un vecchio stipendio. Gli ultimi assunti avevano stipendi più bassi. Il mercato del lavoro è andato via via peggiorando anche sul piano contrattuale. Diciamo che tra chi come me era lì da tanti anni e quelli assunti negli anni successi si andava dai 1200 ai 1800 euro».

E nei giorni in cui Massimo e famiglia cambiavano casa con nuovi sforzi economici ecco il “regalo” del fallimento dell’azienda e della perdita del posto del lavoro.

«Mia moglie fortunatamente lavora. Spero nella cassa integrazione e intanto trasloco e faccio i lavori in casa per risparmiare. Sto con mio figlio e così non penso a questo dramma che, comunque, occupa la mia mente tutto il giorno. La mia e quella degli altri colleghi». Che su whatsapp hanno aperto una chat. Si chiama “Gli ex della Martinelli”. — G.L.P.

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