La crescita di Modena è modesta ma migliore rispetto al resto d’Italia
Indagine Unioncamere sul primo semestre presentata in Camera di commercio Disoccupati in calo, bene il biomedicale e le pmi edili. Avanza il terziario
L‘economia modenese riprende ad accelerare. Gli ultimi dati di Unioncamere sono stati presentati ieri in Camera di Commercio dal presidente Giuseppe Molinari con il supporto di Guido Caselli, direttore del Centro studi e statistica di Unioncamere Emilia Romagna: un’indagine sulla situazione economica in provincia di Modena nel primo semestre 2019.
L’esito porta a concludere che nel 2020 il nostro territorio avrà un valore aggiunto superiore di oltre quattro punti percentuali (4,2%) rispetto al 2007. Per intenderci, l’Emilia Romagna farà segnare – secondo le previsioni – un +1,8% mentre l’Italia sarà ancora messa peggio di prima della crisi (-2,9%). Il tasso di disoccupazione calerà al 5,8% quest’anno e al 5,4% nel 2020. L’export salirà di oltre sei punti (6,1%), occupando più di metà dei luoghi in cui arrivano i prodotti modenesi (54,9%). Non mancano però i punti critici.
La mortalità delle imprese resta però un problema. Dal giugno 2018 al giugno scorso hanno chiuso i battenti 290 aziende modenesi in più di quante abbiano aperto (-0,4%). Sono soprattutto società individuali (-458 unità, 1,3%) e di persone (-369, -3,0%), ma non va meglio nell’artigianato (-235, -1,1%). A livello percentuale, il calo più evidente (-3,1%) è registrato dalle cooperative. Al contrario aumentano le società di capitali: al giugno scorso ve n’erano 555 in più rispetto a dodici mesi prima (+3,3%). Crescono le imprese attive nei settori finanziari (3,1%), nei servizi alle imprese (2,3%). Le imprese ceramiche calano del 3,0%, quelle del tessile del 3,9%.
Le imprese manifatturiere modenesi hanno ridotto la produzione del 4,2% e il fatturato del 2,3%. Il volume d’affari verso l’estero è cresciuto invece del 3,2%. Un imprenditore del manifatturiero su cinque (20%) aumenterà gli investimenti nel prossimo semestre e il 21% confida di aumentare la produzione. La produzione di auto è in forte flessione e contribuisce (con ceramica e produzione dei metalli) alla flessione media del settore, nonostante la crescita di biomedicale, alimentare, abbigliamento ed elettronica.
Biomedicale, produzione metalli ed elettronica sono i traini per la quota “fatturato estero”, in cui si registra un profondo rosso per autoveicoli e maglieria. Nella maglieria e nell’abbigliamento calano gli addetti. La crescita media per elettronica e biomedicale consente però al settore di avere in generale una debole crescita.
Unioncamere certifica per le imprese edili un volume di affari in attivo (rispetto al 2004) negli ultimi quattro anni con un apice del 4,2% toccato nel 2018. Da giugno 2018 a giugno 2019 il fatturato cresce del 9,3% e gli ordini esteri salgono del 4,3%. I numeri hanno una ricaduta positiva su produzione (5,4%) e addetti (5,2%). Ma i dati delle costruzioni risentono del fatto che l’indagine coinvolge più che altro pmi, che grazie a ristrutturazioni private reggono sul mercato mentre le grandi realtà, legate molto ad appalti pubblici, sono tuttora in crisi.
Valori positivi per il terziario: gli addetti crescono del 7,7%, il fatturato del 4,8%. Cresce dell’11,2% il costo del lavoro. «L’occupazione si è spostata verso servizi più avanzati – il commento di Guido Caselli – e sono calati i servizi alle persone, che hanno un costo di lavoro inferiore». Nel secondo semestre del 2019, il 31% delle imprese del settore prevede di aumentare il fatturato e il 25% gli investimenti. —
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