Menani attacca: «Bandiere rosse? Meglio essere concreti e realisti»
Le parole del sindaco sui lavoratori dell’ex Martinelli Ettore diventano un caso nazionale. Il Pd: «Serve responsabilità»
Il giorno dopo è ancora peggio e il “gigante buono” con la fascia tricolore agli amici confida: «Non pensavo di sollevare un simile polverone. Ne farò tesoro e saprò come regolarmi in futuro...». Ma sia chiaro: il “gigante buono” Francesco Menani il giorno dopo non fa un millimetro di retromarcia, mentre attorno al municipio sotto il Campanone, soffiano venti di tempesta e la Lega, il Centrodestra a tutti i livelli, locali e nazionali, non dicono una parola che una in difesa del primo cittadino. Giornata lunga e complicata. Arrivano le troupe televisive, chiamate di programmi pronti ad affrontare in diretta il caso del crac Martinelli, dei19 lavoratori a spasso e della proposta del sindaco leghista: «Visto che siamo al fallimento, proviamo a chiedere ai lavoratori se qualcuno vuole trasferirsi a lavorare in Russia...». Apriti cielo.
«Stiamo diventando un feudo? Alla faccia del Made in Italy. Come direbbe Salvini: prima la Russia», ironizza Chiara Gribaudo, vice presidente del Gruppo Pd alla Camera. Messo all’angolo, però il “gigante buono” reagisce e anticipa: «Sono stato io a chiedere alla Regione che fossero attivati gli ammortizzatori sociali, visto che il fallimento ormai era inevitabile. Il Comune farà la sua parte prendendosi carico di quei casi economicamente più difficili e aggiungo che mi sono attivato con aziende locali affinchè alcuni dipendenti possano essere ricollocati nel Distretto».
E da buon sindaco “concreto” aggiunge due cose. La prima: «Proprio questa mattina ho sollecitato un imprenditore metalmeccanico sassolese in cerca di personale ad attingere tra le persone rimaste vittime del fallimento. L’ho fatto anche nei giorni scorsi e lo farò nei prossimi. Il sindacato non ha capito o non ha voluto capire che la possibilità di assorbire, su base volontaria, alcuni dipendenti nell’azienda partecipata in Russia era un’idea una possibilità in mezzo a tante altre. È giusto che anche questi dipendenti abbiamo la possibilità di scegliere».
Una stoccata al Pd: « I Dem chiedono risposte? Anche noi le chiediamo da tempo per la vicenda “Untouchables”: l’allora capogruppo del partito a Sassuolo sarà processato a dicembre...». E poi l’affondo. Il secondo punto del Menani -fatti non parole: «Sono rimasto stupito ma non sorpreso del fatto che, a quel tavolo, la Fiom sia stata solamente in grado di formulare accuse alla proprietà. Vanno bene le bandiere rosse ma serve anche concretezza ed è quello che ho cercato di mettere in campo».
«Se questa è la politica del fare, della concretezza siamo messi bene - replica dai piani più alti della Cgil nazionale, Tania Scacchetti, della segreteria confederale, con delega sul mercato del lavoro e uno dei più stretti collaboratori del segretario Maurizio Landini che letta la notizia sulla Gazzetta richiama Menani e la classe politica alle proprie responsabilità - È tutto abbastanza paradossale. Un sindaco che dovrebbe occuparsi del territorio, difendere storie aziendali e competenze di chi ci lavora propone come soluzione “di andare a lavorare in Russia per non perdere la pagnotta...”. Guardi Menani che la disponibilità di chi lavora ai sacrifici c’è sempre stata ma non è chiedendo di andare a 2900 chilometri di distanza che si fa l’interesse loro, delle loro famiglie e anche del Paese... - è il messaggio di Scacchetti al sindaco - E vogliamo parlare della proprietà e di questo crac? Tre mesi fa si parlava di ammortizzatori sociali ora di fallimento. E intanto loro lavoravano gratis... I casi come questo, tra le piccole medie aziende, si stanno purtroppo moltiplicando. Stiamo perdendo quello che era il motore del Paese. Il mondo delle Pmi. Non c’è la ripresa vaneggiata dal governo. C’è solo la parola crisi. E c’è chi come alternativa propone di offrirgli un lavoro in Russia... Non uno qualunque. Un sindaco». —
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