Agnese, missione in Grecia per aiutare chi cerca un futuro
Una laurea in Infermeria, studia Medicina e a 27 anni è sempre in viaggio «Diamo assistenza e organizziamo attività in un campo governativo»
il racconto
Volontariato è… «dare un primo segno di accoglienza». Agnese Caselgrandi ha 27 anni e tanta voglia di mettersi al servizio. Dal novembre 2016 è in prima linea con l’associazione La Luna di Vasilika. Una onlus che presta assistenza a persone in fuga lungo la rotta balcanica. Il quartier generale è il campo di Vasilika in Grecia, a quaranta minuti da Salonicco. Una laurea in Infermeria, una prossima in Medicina, non disdegna pulire i bagni e costruire muri di protezione… per creare ponti con persone che vivono in tende o container.
«Nel 2016 la stragrande maggioranza delle persone accolte nei campi era rappresentata da siriani - conferma la giovane - che poi hanno ottenuto lo status di rifugiati di guerra, spostandosi in altri Paesi europei. La maggior parte oggi sono afghani, pakistani, curdi e iazidi. Nel 2016 pensavamo che l’intervento sarebbe stato limitato ad alcuni mesi e in massimo un anno si sarebbe riusciti a smistare le persone». Così non è andata, anzi c’è sempre bisogno di volontari. Agnese è stata la prima modenese al campo e oggi è supportata da uno staff di 15 persone tra il Modenese e il Reggiano. La Onlus è nazionale e garantisce sul campo la presenza di almeno quattro volontari. «Purtroppo abbiamo visto che la burocrazia è sempre più lenta - prosegue la volontaria - Prima le famiglie impiegavano circa quattro mesi per ottenere i permessi dei ricongiungimenti familiari. Adesso ci sono persone in attesa da due anni per avere i documenti. Di conseguenza sono sempre più frustrate perché non ottengono risposta. Devono fare i colloqui fino ad Atene, poi tornano indietro prima di avere informazioni». Qualcuno ha deciso di abbandonare il campo per cercare fortuna in altri Paesi. Tuttavia, senza un valido documento il rischio di tornare indietro è sempre alto. «Molte persone si mettono in mano ai trafficanti - spiega Agnese - che li portano in macchina attraverso la ex Jugoslavia verso la Svizzera e la Germania. Conoscono i rischi, ma cercano di ricongiungersi con le famiglie. Nessuno dice niente: vanno via da un giorno all’altro, poi spesso li vediamo ritornare». L’assistenza base fornita dalla volontaria è di tipo sanitario. «Svolgiamo assistenza medica in parallelo con quella offerta dal governo greco - aggiunge l’infermiera - perché il campo è governativo ed è presente almeno una figura medica. Il problema che nel campo vi sono circa 1.000-1.500 persone e l’assistenza medica greca ha orari di ufficio. È in funzione dal lunedì al venerdì, non nelle feste e nei week end. Nei casi di necessità fuori dagli orari, possiamo chiamare l’ambulanza. Per molti problemi sanitari minori o quando il servizio è sovraffollato interveniamo noi sul campo».
Contributi importanti sono svolti nella distribuzione dei pasti e nell’educazione. «Svolgiamo attività di gioco e scolastiche – precisa Agnese – nei limiti delle nostre competenze. Teniamo corsi d’inglese, matematica e geografia: molto spesso le persone del campo non hanno idea di dove siano. Stiamo organizzando anche corsi di disegno, di musica e attività sportive. Ci occupiamo di rivalutare gli spazi comuni, quali vecchie fabbriche e strutture dismesse. Tutto finanziato con le donazioni». —
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