Gazzetta di Modena

Modena

«Controlli intensi ma anche una rete che coinvolge la cittadinanza»

Carlo Gregori

Il punto sulla sicurezza in provincia Parla il prefetto Maria Patrizia Paba 

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l’intervista

Carlo Gregori

Prefetto Maria Patrizia Paba, la città non si svuota più in estate, oggi si fanno le ferie a settimane. Di fronte a un cambiamento di questo genere, come viene riprogrammata la sicurezza?

«Oggi in estate sono assicurati tutti i turni di controllo del territorio. L’attività prosegue in modo serrato e coordinato. Per la sicurezza stradale, come ho detto al Comitato provinciale per la sicurezza, abbiamo avviato campagne di controllo sulle cause principali di incidenti (smart phone, alcolici, cinture non allacciate). Abbiamo creato giornate di controllo straordinarie con forze di polizia statali e municipali della provincia coordinando 500 pattuglie dall’Appennino alla Bassa, con 4500 veicoli e 5500 persone controllate e quasi 800 infrazioni registrate».

C’è il problema dei furti nelle case.

«Abbiamo chiesto ai cittadini di farsi partecipi con norme di prudenza attraverso semplici comportamenti che non facilitino i furti. Come evitare di dare sui social indicazioni sulla propria assenza da casa. Usare sistemi di sicurezza passiva, a cominciare dalle finestre chiuse. Abbiamo chiamato a collaborare le organizzazioni dei proprietari, inquilini e amministratori di condomini. Abbiamo distribuito un vademecum. In settembre terremo una giornata con Confcommercio sulle truffe agli anziani».

Come valuta la rete di vicinato su whatsapp che oggi a Modena conta 1900 contatti e 70 gruppi tra privati, negozianti e agenti?

«La valuto positivamente così come la capacità di aggregazione dei modenesi, un valore antico che rivive con le tecnologie. Nel “Patto per Modena Sicura 2018” era già previsto un controllo di vicinato e poi sono partite queste iniziative di dialogo con la popolazione per spiegare cosa significa essere presenti, collegarsi ed essere sentinelle che aiutano senza essere eroi o giustizieri ma persone che segnalano ciò che danneggia la società».

Oggi Lei ci ha portato in visita a tutte le sale operative di Modena. Come coordinatrice del Comitato provinciale, ritiene che oggi le sale siano collegate adeguatamente tra loro?

«Il collegamento tra polizie di Stato e municipali è importante. Abbiamo un metodo: ascoltare tutte le istanze, pubbliche, private o di associazioni. In questo ambito trovano voce tutti coloro che si occupano di sicurezza. Ci occupiamo anche di frane, allagamenti e sanità. Il contatto è costante, lavoriamo tutti insieme».

Come si coordinano sale operative tanto diverse?

«C’è un’interconnessione tra loro. C’è una tendenza a lavorare sempre di più e meglio. Se posso citare un esempio che oggi abbiamo visto sia in Questura che alla municipale: il collegamento del sistema di videosorveglianza modenese con il Servizio Centralizzato Nazionale Targhe e Transiti del Ministero dell’Interno. Il protocollo con il sindaco di Modena rappresenta un cammino importate e sarà esteso ad altri Comuni che ne faranno richiesta. Il sistema permette di mandare segnali di allerta quando sotto la videosorveglianza passano mezzi che hanno targhe rubate o con criticità. Il veicolo è identificato e parte una ricerca per trovarlo. È importante il legame che la tecnologia crea tra le varie forze».

Le telecamere di sorveglianza presto diventeranno 300 nel solo Comune di Modena. C’è un limite alla loro espansione?

«È un sistema di grande aiuto per la deterrenza e la prevenzione dei reati e l’identificazione degli autori. È importante utilizzarle rispettando le indicazioni del Garante per la privacy (captazione, custodia e distruzione delle immagini). L’obiettivo è una mappatura progressiva della città nella quale contiamo di inserire le sorveglianze private. A cominciare dal sistema bancario, presto in rete». —

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