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«L’edilizia a Modena è ancora sott’acqua A zavorrarla credito e lavori pubblici»

Stefano Turcato
«L’edilizia a Modena è ancora sott’acqua A zavorrarla credito e lavori pubblici»

Boccaletti di Lapam: «Qualche frutto dai bonus ai privati». Betti di Ance: «Lievi progressi ma veniamo da anni disastrosi»

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I dati positivi del settore costruzioni modenese nel primo semestre 2019 rappresentano uno degli elementi più importanti emersi dallo studio di Unioncamere regionale presentato mercoledì alla Camera di Commercio.

Dati per certi versi sorprendenti ma in ogni caso meritevoli di essere approfonditi e per questo abbiamo voluto ascoltare i commenti degli addetti ai lavori modenesi.

A partire dall’opinione di Claudio Boccaletti, presidente del Comparto Costruzioni di Lapam, che commenta i dati di Unioncamere con una posizione netta e inequivocabile: «Il settore edile è in ripresa? - dice Boccaletti - Non mettiamo in dubbio i dati emersi, ma è come se, invece di essere sott’acqua di due metri, fossimo sott’acqua di un metro e mezzo. Il risultato, cioè che stiamo annegando, è lo stesso. Dobbiamo considerare il quadro complessivo: dal 2007 il settore è affondato, sono crollate le aziende e anche negli ultimi mesi sono state costrette a chiudere tante imprese artigiane nel nostro territorio. L’occupazione ha perso in Italia mezzo milione di addetti e siamo ancora lontani dal poter dire che la crisi è alle spalle. Il sostegno al settore privato, con i vari bonus, ha generato qualche vantaggio e qualche frutto, ma serve un concreto consolidamento. Anche perché se è vero che c’è chi sta approfittando dei bonus per ristrutturare e rendere più sicure le proprie abitazioni, molti altri, a causa delle condizioni economiche precarie, non riescono a cogliere queste opportunità».

Il presidente Lapam Costruzioni conclude: «Stiamo poi vivendo un momento paradossale: il comparto privato sta timidamente provando a ripartire e con il cosiddetto sconto in fattura rischia di prendere una sberla da cui non si potrebbe più riprendere. In Parlamento ci sono proposte di miglioramento di questa legge, se non saranno accettate per le piccole imprese artigiane del comparto casa non ci sarà futuro».

Interessante anche il parere di Stefano Betti, presidente di Ance Emilia Romagna, l’ente confindustriale del settore edile: «Il sentiment riguardo il semestre, e diciamo pure l’ultimo anno - commenta Betti - è di una situazione che comincia a evolvere in senso positivo anche in forza di incentivi come ecobonus e sismabonus. Anche se restano ancora alcuni punti da chiarire con l’Agenzia delle Entrate sul tema finanziario perché non si può scaricare sulle imprese la gestione del credito. Con le norme attuali si finisce per favorire le multiutility. C’è poi il problema che riguarda i lavori pubblici e qui siamo ancora in una situazione problematica con il Decreto Sbloccacantieri, che per ora ha sbloccato ben poco, e c’è la Bretella Campogalliano-Sassuolo ancora ferma».

Stefano Betti passa poi a inserire i dati attuali in un contesto generale di crisi decisamente grave: «Non si deve dimenticare - afferma il presidente - da dove veniamo. Ricordiamo il disastro in cui eravamo piombati. A Modena con la crisi i dati erano addirittura peggiori rispetto ai numeri di livello nazionale ed è comprensibile per il livello elevato raggiunto in precedenza. Rispetto al 2008 erano stati compiuti passi indietro a due cifre e quindi è logico che dati con più 1 o 2% possano essere salutati con soddisfazione, perché in ogni caso denotano una inversione di tendenza, ma non si può certo affermare che a Modena il settore delle costruzioni sia ripartito».

Lo stesso autore dello studio di Unioncamere, Guido Caselli, ha precisato che i dati positivi derivano dal fatto che la ricerca è focalizzata sulle pmi, che vivono in buona misura di ristrutturazioni, e non sulle grandi imprese, che invece risentono della stagnazione dei lavori pubblici: «I lavori pubblici sono ancora in una situazione di stallo. Ma il comparto costruzioni in provincia di Modena è quasi totalmente composto da pmi e abbiamo una sola grande impresa, Cmb di Carpi che è una cooperativa. Avviene di conseguenza che si possano registrare numeri positivi ma deve essere chiaro che siamo ben lontani da una vera uscita dalla crisi».

E a questo punto Betti riprende a elencare quello che non va: «C’è il problema del credito. Va accordata più fiducia alle aziende di costruzioni, ancora considerate in maniera distorta: le nostre imprese soffrono tuttora di gravi problemi con chi eroga finanziamenti. La politica e le istituzioni pubbliche devono rivedere determinati concetti di rigenerazione urbana per dare nuova linfa alle imprese locali, troppo spesso escluse dai lavori».—

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