Ribaltone Forza Italia anche in città Galli: «Ingessati da troppo tempo»
Il consigliere regionale: «Serve gente nuova». Il senatore Aimi: «Toti? Altri ci hanno provato e non hanno fatto strada»
A 82 anni Silvio Berlusconi resta il deus ex machina della sua creatura politica. Chi, come il governatore della Liguria Giovanni Toti, ha provato a imbastire un processo per modificare le regole di Forza Italia ora è costretto a uscirne: «Ho appreso dal telefonino la decisione di Berlusconi di liquidarmi - ha spiegato Toti - Non ci sono più ragioni per me per rimanere in Forza Italia».
È un taglio netto che apre un nuovo capitolo nella storia forzista ed è l’opportunità per chi lo desidera di staccarsi dal berlusconismo e intraprendere un altro percorso, magari nelle fila di Fratelli d’Italia come potrebbe accadere per il coordinatore regionale Galeazzo Bignami che ha già dichiarato di non avere un particolare appeal per un rinnovato progetto di centro, l’Altra Italia ideata dal Cavaliere.
Non è così per i principali rappresentanti di Forza Italia a Modena, il senatore Enrico Aimi e il capogruppo in Consiglio regionale Andrea Galli. Entrambi ritengono il dibattito che si è innescato un fenomeno positivo, un normale confronto all’interno di una forza politica in rinnovamento, ma con delle differenze sostanziali.
Aimi lo specifica senza giri di parole: «Berlusconi è il punto di riferimento e leader di un’intera comunità politica. Le fibrillazioni che stiamo vivendo sono fisiologiche. Specialmente in un periodo come quello attuale in cui c’è un’accelerazione politica». Un fermento che, secondo Aimi, deve vedere Forza Italia protagonista: «Siamo gli interpreti di una battaglia a difesa della libertà, della proprietà e della cristianità. Non possiamo permetterci di non occupare un’area di centrodestra e in particolare di centro: non vogliamo lasciare spazio né al Pd né ad altri». E se Aimi apre con cautela le porte al sistema delle primarie - ma solo se «si dovessero rivelare uno strumento utile» - non arretra su Berlusconi («ha fatto la storia dell’Italia») e anzi rincara su Toti: «Tutti coloro che si sono schierati in posizione alternativa a Berlusconi sul profilo elettorale non hanno fatto un lungo percorso...»
«Toti ha tirato troppo la corda», aggiunge Galli, il quale, tuttavia, non rinnega la necessità di una transizione: «Le motivazioni del governatore della Liguria erano corrette e condivisibili, ma pretendeva di dettare le modalità tecniche e quando non sono state accettate ha rovesciato il tavolo. Ciò detto, il partito è ingessato da troppo tempo. Sono anni che si attende una linea più dinamica e nel frattempo qualcuno ha perso la pazienza, fatto che non mi stupisce. Berlusconi resti il nostro padre nobile o presidente del partito, ma c’è bisogno di gente nuova». Sulla linea politica Galli è chiaro: «Destra, centrodestra, più centro o più destra: sono polemiche ridicole. Noi dobbiamo essere l’alternativa al Pd e alla sinistra».
La prima sfida all’orizzonte per Forza Italia a livello locale saranno le elezioni regionali. Matteo Salvini ha già scelto il nome del candidato: il sottosegretario ai Beni culturali Lucia Borgonzoni.
«È molto brava - dice Aimi - ma credo che l’aspetto fondamentale sia l’unità: mi batterò affinché il centrodestra vada al voto unito».
«Non mi impicco su un nome - specifica Galli - anche se la sua è una buona candidatura: una donna del territorio e combattiva, tuttavia ciò che conta è la linea politica».
Non dello stesso parere Michele Barcaiuolo coordinatore regionale di Fratelli d’Italia: «Il nome da noi indicato è quello di Alessandro Meluzzi. A sette mesi dalle elezioni è legittimo che ciascuna forza dia una propria indicazione. La Lega propone Borgonzoni, noi Meluzzi e non è escluso che alla fine possa anche esserci un terzo nome o comunque il migliore che la coalizione possa esprimere. Da qui al 2020 ci saranno una dozzina di regioni in ballo: la Lega, nonostante sia la forza più grande del centrodestra, non potrà avere tutti i candidati».
Sulle fuoriuscite da Forza Italia: «Sono emersi aspetti che evidenziamo da sette anni - specifica Barcaiuolo - e sono i motivi per cui siamo nati. Siamo stati preveggenti, magari rischiando e rinunciando a posizioni di rendita, però eravamo convinti che il centrodestra andasse rifondato su un baricentro conservatore e sovranista». —
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