Banda dello spray/ L’odio per i poliziotti e il lusso Le vite al limite dei ventenni diventati delinquenti seriali
La droga il collante dell’intensa attività delle due bande del Modenese Ostentati vestiti costosi e fuoriserie tra cinismo e sprezzo delle regole
L’identikit
Uno stile di vita sfacciatamente al di sopra delle proprie possibilità, sprezzante del pericolo e intriso di cinismo. La passione smodata per la musica trap, che li spinge a imitare i propri idoli, ritenuti veri maestri, indossando abiti griffati e facendo bella mostra di oggetti costosi, ostentati nella vita reale, ma anche sui social. E la droga, il collante dell’intensa e studiata attività del sodalizio criminale che li vedeva suddivisi in due bande. Ugo Di Puorto, Andrea Cavallari, Moez Akari, Raffaele Mormone, Souhaib Haddada, Badr Amouiyah erano ragazzi dalle vite “multiple”, fino alla cattura da parte dei carabinieri: dalla strage di Corinaldo giù giù agli innumerevoli furti con strappo che erano stati la loro “palestra” quotidiana, fino allo spray al peperoncino spruzzato tra i giovani in discoteca per approfittare del fuggi fuggi e rubare tutto quanto era possibile.
Un’attività calcolata nei particolari, nascosta dietro lavori per lo più di facciata. Tanto che uno di loro, Raffaele Mormone, era stato in più occasioni rimproverato dai complici per lo stile di vita troppo elevato. Mormone abita a Sant’Anna, piccola frazione alle porte di San Cesario di Modena, e vive nel mito dei trapper: nelle foto su Fb ostenta il cappellino di Gucci e il Rolex, viaggia su una Mercedes molto costosa, tanto che i vicini si erano domandati, più volte, come fosse possibile, per un giovane disoccupato che aveva appena finito la scuola, figlio di operai, permettersi tutto quel lusso. D’altra parte gli indagati mostrano senza ritegno i propri status symbol e sono oggetto delle attenzioni dei coetanei sui social. Ma tutti hanno anche precedenti di segnalazioni amministrative per uso di stupefacenti. Per l’azione criminale si sono suddivisi in due bande che collaborano per realizzare con calcolato distacco i loro piani e talvolta addirittura divertendosi. «Se lo vuoi sapere lì avevamo pippato dopo avere spruzzato una quantità spropositata di spray al peperoncino in una discoteca di Reggio Emilia; tutta la discoteca era fuori, uno spray intero tutto dentro l’Italghisa» esclama al complice uno degli arrestati, intercettato dagli inquirenti. Di Puorto, 20 anni da compiere a dicembre, era il “capetto” di una delle due bande che comprendeva Mormone e il 19enne, deceduto in un incidente la scorsa primavera. Dell’altro gruppo facevano parte Cavallari, capobanda, con Akari e Haddada. «Siamo profondamente addolorate» dicono dal terrazzo della propria abitazione di via Ugo Foscolo a Bomporto le sorelle di Souhaid. «È un tipo schivo, fa fatica a salutare, ma da qui a pensare che sia un delinquente ne passa di acqua sotto i ponti - spiega Valentino Lalla, vicino di casa di Souhaid, che vive con i genitori e tre sorelle - Abita qui da sette anni e, in effetti, però c’era qualcosa di strano. Qualche tempo fa, ogni sera, i carabinieri venivano a casa sua».
Di Puorto, residente in via Papa Giovanni XXIII a San Prospero, e Cavallari, di Bomporto, erano disoccupati e, come descrive la Procura di Ancona, le rapine per loro rappresentavano “un vero e proprio lavoro stabile”. Sui social, Di Puorto manifestava apertamente la propria ostilità alle forze dell’ordine: sul suo profilo Facebook campeggia la scritta Acab. Il ventenne è parente di un appartenente al clan dei Casalesi, come in parecchi a San Prospero sanno e dicono. Questo nonostante tutti gli appartenenti alle due bande non frequentassero il territorio, ma si spostassero per incontrarsi a Modena, oltre alle città d’Italia in cui commettevano i colpi. «Non si può parlare di semplice ragazzata - sottolinea Angelo Giovannini, sindaco di Bomporto, dove risiedono due indagati - Siamo di fronte a delinquenti seriali, che non solo particolarmente legati al territorio: si sono uniti per provocare gravi danni in giro per l’Italia». «Noi siamo provati da un grande dolore - urla una parente dalla palazzina in cui abita Di Puorto - Le indagini non sono ancora finite e siamo sicuri che verranno stabilite la verità e l’innocenza di Ugo».
Akari era soprannominato il “maestro del gas” per la sua abilità nel maneggiare il peperoncino, aveva un lavoro fisso come operaio in una fabbrica della zona, così come il padre, giudicato lavoratore irreprensibile. La madre è, invece, casalinga. Akari bazzicava i bar di Castelnuovo, dove risiede, tra cui quello della Bocciofila. Anche Badr vive con i genitori, ma risulta una figura minore con pochi contatti con entrambe le bande: tuttavia è coinvolto nella tragedia di Corinaldo. «Siamo sgomenti» afferma la mamma di Badr, che vive a San Pietro in Elda, vicino alla piscina. Shouhaib era, invece, l’elemento di collegamento tra le bande: ha iniziato a 16 anni a maturare precedenti criminali e, anche lui come Akari, è esperto di peperoncino. —
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