Gazzetta di Modena

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l’inchiesta 

Studenti fuori sede La stanza in affitto costa 325 euro «C’è poca offerta»

Giovanni Balugani

La media in Italia è di 312. Contratti calmierati vicini al 100% Vosino (Fimaa): «Il turismo ha ridotto il numero di alloggi»

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Non sono i 575 euro mensili di Milano, ma i 325 di Modena sono comunque superiori alla media nazionale, che nel 2019 si attesta a 312. Sono i prezzi che gli universitari fuori sede spendono per l’affitto di una stanza singola ed è una voce di spesa fondamentale oltre alle tasse per gli studi. Modena si conferma una città relativamente cara (nonostante una lieve flessione rispetto al 2018), anche se in altre città dell’Emilia Romagna come Bologna o Rimini si spende molto di più, rispettivamente 350 e 380 euro. Ferrara (265 euro) e Parma (275) sono più economiche. Il dato più positivo è senza ombra di dubbio quello degli affitti calmierati: a Modena, al pari di Genova, Pavia e Rimini, la percentuale di utilizzo dei contratti a canone calmierato è praticamente totale.

Restano, però, delle problematiche poiché la domanda resta intensa e l’offerta non sempre riesce a soddisfare le richieste, come spiega Raffaele Vosino presidente provinciale della Federazione Italiana Mediatori Agenti D’Affari (Fimaa-Confcommercio): «La vocazione di Modena come città universitaria e anche turistica è in forte crescita - sottolinea Vosino - E di fronte a questa espansione si devono registrare alcune problematiche. In primo luogo che negli anni il costruito è rimasto pressoché lo stesso, senza un’espansione in orizzontale e quindi gli alloggi disponibili non sono cresciuti. L’altra è stato il proliferare di piattaforme online per l’affitto ai turisti che hanno tolto dal mercato molti appartamenti che potevano essere destinati agli studenti. E infine si deve registrare la ripresa delle compravendite, e quindi un calo degli appartamenti disponibili. Con queste premesse è chiaro come Modena non riesca a coprire la domanda e quindi il prezzo salga alle stelle».

Per questo arriva in aiuto il contratto calmierato: «Vengono depositati in Comune e permettono un canone concordato. Sono contratti 3+2 della durata di 18 o 36 mesi con dei prezzi calmierati con cedolare secca al 10 per cento invece del 21 e aliquota Imu ridotta del 25 per cento. Ci sono poi i contratti di affitto parziale. L’esempio classico è quello di un pensionato che vive in un grande appartamento con tante stanze: c’è la possibilità di poter affittare con regolare contratto due, tre stanze. Anche in questo caso vengono applicati i vantaggi su cedolare e Imu».

«Per quanto concerne la rendita - prosegue Vosino - chi ha appartamenti con 2/3 stanze ha più interesse ad affittare agli studenti piuttosto che a una famiglia: non solo garantiscono una rendita superiore, ma anche perché gli universitari morosi sono davvero pochissimi, grazie ai genitori che rappresentano una garanzia più che affidabile». —



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