I “maestri del gas” gli staccatori e i due capibanda A ognuno un ruolo
Seguivano gli eventi di trap organizzando trasferte e smerci e si spartivano i compiti durante i raid in giro per il Paese
Due gang che lavoravano in simbiosi, a volte si intrecciavano o, come per la strage di Corinaldo, agivano unite. Una composta da tre ragazzi italiani: Ugo di Puorto, considerato la mente, Raffaele Mormone e il 19enne di Castelfranco deceduto in aprile. Nell’altra il leader era Andrea Cavallari, affiancato da quelli che vengono definiti “i maestri dello spray”, due ragazzi di origini nordafricane perfettamente integrati: Moez Akari, operaio regolare (l’unico che ha un lavoro vero), e Souhaib Haddada, una carriera violenta iniziata a 16 anni. Li affianca Badr Amouiyah, considerato esecutore in qualche colpo ma non strutturato nella banda. Poi compaiono una ragazza che presta l’auto o la guida e altri due italiani loro amici (non indagati). Ecco la “Banda del peperoncino” di Modena. La gang dello spray, in concorrenza con quella di Genova, che segue la scia dei concerti di trap nel Nord e Centro Italia, organizza i colpi data per data, programma i trasporti e a volte i pernottamenti in hotel (che spesso non paga). Il profilo dei sette membri della banda modenese che emerge dall’ordinanza della Procura di Ancona non si interessa di chiarire quali rapporti di amicizia e di conoscenza ci fossero tra di loro, anche se è noto che alcuni si frequentavano dai tempi della scuola. I pm li ritengono criminali organizzati in un’associazione per delinquere ma privi di programmi. Agivano in base all’occasione e all’estro, non solo durante concerti e serate in discoteca ma anche negli autogrill, in negozi e in occasioni stravaganti. Come a Disneyland Paris, dove vengono fermati dopo i colpi e rilasciati. I modenesi sono in concorrenza con la gang di Genova (c’è anche quella di Torino, ma resta sullo sfondo) ma non si considerano in competizione: il primi che arrivano arraffano i gioielli.
Leader della banda è considerato dai magistrati Ugo Di Puorto, un ventenne sofisticato e ingegnoso esperto nello strappo dei gioielli. È lui che decide quali locali da ballo colpire, lui decide le serate e le trasferte in base agli eventi musicali. Lui fornisce consigli su come migliorare le tecniche e lui sgrida che commette errori che possono compromettere tutti. Lui tiene i contatti col ricettatore di Castelfranco. Lui infine sarebbe coinvolto nell’uso del peperoncino a Corinaldo, quello che ha scatenato l’inferno. È un giovane disoccupato che però sfoggia le griffe di lusso amate dai suoi rapper preferiti. Così come fa il suo amico Raffaele Mormone, al quale gli altri rimproverano il fatto che non ha un lavoro e quindi non può giustificare l’alto tenore di vita che conduce. Mormone è l’altra mente del gruppo, quello che fa ricerche su internet per capire dove colpire, quello che le propone a Di Puorto e con lui le discute. Ma è anche l’“occultatore”: è l’incaricato di prendere in terza fase i gioielli rapinati nei locali e nasconderli in vista del recupero all’uscita. Tre mesi dopo Corinaldo non si sarebbe fatto scrupolo di procurarsi altro peperoncino da spruzzare.
Della seconda banda il leader è considerato Cavallari che, non avendo la patente, deve anche organizzare le trasferte. Lo fa noleggiando taxi che poi non paga o salda truffando con documenti e carte fasulle. Cavallari però non si accontentava della trasferta con autista. Voleva un suo autista di fiducia: un’amica oppure un uomo succube. Come quell’adulto italiano che coi complici decide di costringere a figurare come una sorta di parente che li scarrozza nelle discoteche e che in realtà loro costringono a volte a suon di bastonate. Tanto che lo avrebbero anche pestato con mazze da baseball, come ha raccontato lo sventurato guidatore sporgendo denuncia prima di sparire dall’Italia per paura. Infine da un punto di vista operativo, Cavallari sarebbe lo “staccatore” (come lo chiamano): colui che strappa la catena. Il corrispettivo di Di Puorto. Ad affiancarlo aveva scelto due “maestri del peperoncino”. Di queste attività criminali (è indagato per 33 casi) avrebbe fatto un lavoro stabile, dato che non ha mai lavorato.
Secondo gli investigatori, Moez Akari sarebbe il suo braccio destro: organizzatore di colpi, autore attivo di rapine «ben consapevole dell’attività illecita commessa dagli altri soggetti facenti parte del gruppo criminale», per tutti è invece un ragazzo per bene che lavora regolarmente. Nella gang sarebbe l’addetto a tenere i contatti col ricettatore di Castelfranco, un compito identico a quello di Di Puorto. È soprattutto abile a spruzzare il peperoncino: è soprannominato “il maestro del gas”, come emergerebbe anche da alcune conversazioni intercettate. L’altro “maestro ” è Souahib Haddada, descritto dai magistrati come un giovane che ha già un’esperienza criminale alle spalle iniziata a 16 anni con gesti di violenza. Soprattutto è ritenuto molto abile. Sa rubare le collane, usa lo spray per cani, il più potente, tratta col ricettatore. Infine c’è Badr Amouiyah, figura defilata, per il quale «si sono accertati pochi contatti» anche se forse usava antri canali per comunicare. —
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