Quota 100, caos uffici pubblici In pensione 2000 dipendenti
I sindacati presentano il conto della manovra: «Anche la sanità sarà penalizzata Sei mesi non sono sufficienti per il ricambio e molti concorsi non ci sono ancora»
La carica dei 2mila. Secondo la Cgil, sono questi i numeri dei modenesi che nei prossimi mesi saluteranno per l’ultima volta un ufficio pubblico.
«Le uscite saranno quasi tutte per Quota 100», ha anticipato Antonio Petrillo, direttore del patronato Inca della Cgil.
Petrillo ha ravvisato che la pubblica amministrazione è «già al limite del personale» ma «il peggio deve ancora venire». Critico nel giudizio anche Fabio Bertoia, segretario generale della Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale. Per Bertoia «si rischia di non poter più garantire i servizi minimi ai cittadini».
Parole che confermano quanto affermato da Guido Castelli, delegato alla finanza locale dell’Associazione dei Comuni italiani. «Nei piccoli Comuni il rischio di non assicurare tutti i servizi non è astratto», ha assicurato Castelli alla Stampa. Il quotidiano piemontese riporta che 52mila delle 165mila richieste di Quota 100 presentate a livello nazionale (31,5%) riguardano la pubblica amministrazione. Modena sembra fare controtendenza.
«Siamo quasi a un rapporto di 50-50 tra pubblico e privato – ha assicurato Petrillo – perché nel nostro territorio le richieste nel pubblico sono molte di più. Di conseguenze, il contraccolpo si potrà avere negli enti pubblici. Avremo grossi problemi nella gestione ordinaria: molti concorsi non ci sono ancora».
Semplificando, su due lavoratori che ritireranno la prima pensione uno sarà del settore pubblico e l’altro del privato.
«Dai dati delle uscite sappiamo che oltre 2mila dipendenti privati andranno in pensione – ha aggiunto Petrillo – e quindi stimiamo sul territorio modenese altri 2mila pensionandi arriveranno dal settore pubblico».
Le preoccupazioni per il sindacalista della Cgil sono ad ampio spettro.
«Negli ospedali ci saranno forti ritardi per avere un appuntamento per una visita – ha specificato Petrillo – ma anche per avere una semplice carta d’identità passeranno dai sei agli otto mesi. Già gli enti locali erano al limite come dipendenti pubblici, ora il loro carico aumenterà molto di più. L’impatto per i cittadini sarà costituito da forti ritardi e disagi ancora maggiori».
Scetticismo Petrillo dimostra per il piano sostituzioni. «All’Inps sono state assunte circa settanta persone – ha aggiunto il sindacalista Cgil – che andranno tutte a sostituire lavoratori in servizio da tantissimi anni. Servirà del tempo per la formazione. Tra l’ultimo periodo del 2019 all’inizio del 2020 ci saranno forti disagi».
«Tutti sapevano che non erano sufficienti i sei mesi previsti dalla norma per evitare che gli uffici pubblici restassero a corto di personale per il flusso dei pensionamenti – ha concordato Bertoia – che si aggiungono a quelli accessibili con le leggi ordinarie. Servono provvedimenti sia a livello nazionale sia a livello locale per evitare un peggioramento della situazione che purtroppo si prospetta, con il rischio di non riuscire più a soddisfare le esigenze dell’utenza neppure con il lavoro straordinario e il turn over».
L’esponente della Cisl ha confermato che «a inizio agosto anche a Modena e provincia diversi dipendenti pubblici (dalla sanità agli enti locali, dallo Stato al parastato) sono andati in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi».
Bertoia ha quindi unito la protesta alla proposta. «A livello nazionale sono indispensabili un piano di assunzioni straordinario, la stabilizzazione dei precari e la formazione per chi entra a sostituire chi va in pensione – ha concluso l’esponente della Cisl – A livello locale gli enti devono riorganizzarsi e ridistribuire meglio il lavoro. In caso contrario, si rischia di non poter più garantire i servizi minimi ai cittadini». —
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