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Zanzara tigre e virus Cinque casi di Dengue

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Zanzara tigre e virus Cinque casi di Dengue

Accertati a luglio in persone residenti nel Modenese Per la West Nile controlli anche sugli animali selvatici

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La Regione ha comunicato i dati relativi ai casi di virus trasmessi dalla zanzara tigre. Secondo il rilevamento a Modena i casi sono stati cinque.

«Dall’inizio dell’anno il sistema regionale di sorveglianza delle malattie infettive - spiega la Regione - ha rilevato in Emilia-Romagna un certo numero di casi confermati o probabili di malattie trasmesse da zanzara tigre. In particolare, a fronte di 37 segnalazioni totali pervenute ai Dipartimenti di Sanità pubblica dall’inizio dell’anno, sono stati rilevati 24 casi di Dengue (18 confermati e 6 probabili), 2 casi di Chikungunya (1 confermato e 1 probabile). Non è stato registrato alcun caso di infezione da Zika virus. Sono tutti casi importati, ovvero riferiti a cittadini che hanno viaggiato in Paesi esteri dove queste malattie sono endemiche». Nello specifico i casi confermati in base al domicilio del paziente sono così suddivisi: Modena 5 casi di Dengue, a Parma 1 Dengue e 1 Chikungunya, a Bologna 5 Dengue, a Ferrara 2 Dengue, a Ravenna 1 Chikungunya, a Forlì-Cesena 7 Dengue, a Rimini 4 Dengue. A Piacenza e Reggio nessun caso.

CONTROLLO VETERINARI

Intano continua anche la lotta al virus West Nile, diffuso dalla zanzara comune. Oltre alla normale prevenzione, da inizio maggio è in corso, con il coordinamento del Servizio Veterinario dell’Ausl di Modena, l’attività di rilevazione dell’eventuale circolazione del virus sugli animali selvatici. L’operazione vede il coinvolgimento degli Uffici faunistici, della Polizia provinciale, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, dei Carabinieri Forestali e con la collaborazione dei cacciatori, organizzati in Atc (Ambiti Territoriali di Caccia). Sono loro, infatti, a conferire i campioni di fauna selvatica, anche rinvenuti in difficoltà o morti. Per il controllo del West Nile Disease, tale attività affianca le altre previste dal Piano Arbovirosi e consente l’individuazione del virus negli uccelli selvatici. «Per ottenere la migliore attuazione delle azioni previste dal Piano – spiega Cristiana Corsini del Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria dell’Ausl – è indispensabile un coordinamento fra i diversi attori che contribuiscono all’attività di rilevazione dei casi, campionamento, conferimento e analisi. Per questo motivo è un veterinario appositamente formato sulle malattie degli animali selvatici e sul Piano Regionale di Sorveglianza a coordinare le procedure, assicurando il monitoraggio dello stato di avanzamento del Piano». Al 14 luglio) sono stati controllati a Modena 83 campioni sui corvidi e 18 su altri uccelli selvatici. —

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