«Siamo troppo piccoli: vogliamo aumentare le nostre dimensioni»
Piccinini, vicepresidente dell’impresa carpigiana, guarda avanti e ha affidato a Nomisma le ricerche per individuare aggregazioni
L’ANALISI
Le imprese vitivinicole rientrano in una tipologia di aziende con peculiarità molto particolari e l’esempio della Cantina di Carpi e Sorbara è esplicativo.
Trenta milioni di euro di fatturato con 35 addetti più gli avventizi per la vendemmia, 3 enologi, un export manager, che è Benedetta Di Maria, ma soprattutto oltre mille soci conferitori delle uve, un bilancio che non si chiude al 31 dicembre ma al 31 luglio perchè troppo strettamente legato alla vendemmia annuale. Presidente della società cooperativa è Alessandro Mastrotto mentre Carlo Piccinini è il vicepresidente e amministratore delegato.
Piccinini, anche nell’anno in cui l’incremento di fatturato ha proiettato la Cantina di Carpi e Sorbara all’attenzione nazionale, non si sottrae all’esigenza di esaminare due delle principali criticità del settore: da una parte l’aggressività della contraffazione diffusa e dall’altra il problema delle dimensioni aziendali.
«La contraffazione - afferma Piccinini - contrariamente a quello che si pensa è una minaccia costante anche per il nostro settore. Si va dal Lambrusssco, con tre esse, venduto in Russia al Lambruscao in Brasile, oppure c’è il Lambrusko con la kappa, tutti vini che ovviamente non hanno nulla a che vedere con il nostro prodotto e poi c’è l’abuso continuo anche del termine Emilia: c’è per esempio una multinazionale argentina con sede in Svizzera che crea non pochi problemi e contro queste pratiche non è mai facile ottenere giustizia dai tribunali nel mondo. Ma siamo soggetti a tantissime truffe anche in Italia e questo avviene molto più di quello che si pensa. Anche come Consorzio di Tutela siamo molto impegnati per difendere la nostra produzione da queste grandi insidie».
La visione lungimirante dell’imprenditore non manca a Piccinini, impegnato in ambito associativo anche in Confcooperative e Fedagri.
Piccinini non nasconde di ritenere ancora troppo piccola questa Cantina che pure cresce con buoni numeri: «Stiamo perdendo tante opportunità - dice Piccinini - per le nostre dimensioni non adeguate alle esigenze di un mercato sempre più complesso e non facile. Io promuovo di continuo le aggregazioni e da questo punto di vista credo che si debba prendere esempio dall’Alto Adige, dove c’è un dinamismo diverso in questo senso ed esempi a cui ispirarsi. Un piccolo passettino lo abbiamo anche fatto acquisendo l’80% di una società che in Russia distribuisce vino. Per fortuna non sono il solo a pensarla in questo modo e assieme ad altre aziende si è deciso di affidare a Nomisma l’incarico di studiare simulazioni per valutare le possibili aggregazioni e come possano funzionare. Sono convinto che ci si potrà arrivare».
Un’altra criticità evidenziata da Piccinini riguarda il Pignoletto, prodotto anche nel territorio bolognese di pertinenza della cooperativa: «Il Pignoletto - dice - a mio modo di vedere ha già espresso quasi tutte le proprie potenzialità perchè, in linea generale, si è arrivati a produrne troppo e il mercato è più o meno saturo. Non è così per il Lambrusco ed è per questo che diventano basilari le dimensioni aziendali». —
S. TURC.
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