Una folla per ricordare Don Antonino fondatore del Cap, una fucina di lavoro
Volle l’opificio per forgiare gli artigiani, abbattendo la disoccupazione. Poi la rottura con Modena e la fine del sogno
Quasi trecento persone, col loro lungo applauso finale, hanno reso giustizia a una figura indimenticabile.
Ex cinema Oriens gremito di cittadini e personalità giovedì sera a Montecreto per la presentazione del documentario realizzato da Carlo Beneventi su don Antonino Cenacchi e i suoi 18 anni alla guida della parrocchia di Montecreto (1949-1967), in cui riuscì in un’impresa alla don Milani.
Fece nascere e sviluppò, al punto da renderlo di livello nazionale, il Centro di Addestramento Professionale (Cap) “Leonardo Da Vinci” che nella povertà del dopoguerra insegnò un lavoro, e non solo, a un migliaio di giovani disoccupati di tutto l’Appennino.
E poi di Modena, Bologna, Reggio, Piacenza e fin dal sud Italia, tanta era la fama.
Sorse nella sua prima versione al piano terra del complesso ospitante il cinema che lo stesso parroco inaugurò il 6 ottobre 1957.
Per questo la prima del documentario nei “suoi” spazi ha assunto un carattere così speciale. Ma tutta la storia è di grande fascino. Arrivato dalla Bassa il 25 marzo 1949 con le energie di un trentenne, don Antonino con l’appoggio anche del deputato Dc Alessandro Coppi seppe creare un opificio per falegnami, scalpellini, muratori, idraulici, saldatori, elettricisti, maglieriste e cameriere, fornendo anche principi di economia domestica, educazione popolare e orientamento musicale.
Una realtà riconosciuta dal Ministero del Lavoro, pronta ad accogliere anche disabili e ragazzi con profilo delinquenziale, per rimetterli sulla retta via.
Tanto fu il successo (disoccupazione giovanile sul territorio ridotta dal 90 al 10%) che il 1° maggio 1959 si iniziò la costruzione di un secondo centro ancora più grande, sempre in via Trogolino, poi acquisito da privati e trasformato in residence.
Perché il sogno si spezzò.
LA FINE DEL SOGNO
Quando nel gennaio 1961 il Cap entrò nella Federazione nazionale dei centri di addestramento e sembrava avviato al più roseo dei futuri, iniziarono problemi e conflitti sempre più gravi tra parroco e Curia. Tanto che il 27 marzo 1967 don Antonino annunciò la sua dolorosissima rinuncia alla parrocchia, che pose fine anche al centro.
Nel Chronicon parrocchiale, a ricordo di 18 anni a Montecreto, lasciò solo questa frase in latino: “Veni, vidi, fecit 1949-1967”. Rimase sacerdote, ma si ritirò a vita privata in una casetta a Montecreto dove si chiuse in solitudine e depressione. Sulla sua figura il paese si divise, la storia del centro diventò per molti un passato ingombrante da dimenticare. Beneventi ha invece voluto riportarlo alla luce, con un gigantesco lavoro di catalogazione notturno, prima con un libro (“Il sogno interrotto”, pubblicato nel 2013 dall'editore pavullese Adelmo Iaccheri) e ora col documentario, andando a casa dell'anziano don, che gli aprì il suo archivio, ancora custodito nei mobili fatti dai suoi ragazzi.
«A colloquio con lui – narra nel documentario – si percepiva ancora grande dolore nelle pause, nei silenzi, nei suoi occhi chiari elevati al cielo e negli scatti di rabbia contenuta e subito repressa verso quelle persone, quelle istituzioni che, segnate a suo dire dai vizi capitali di invidia, avarizia e superbia, hanno in un primo tempo intralciato e successivamente apertamente boicottato la sua opera».
È morto il 18 maggio 2014, a 95 anni. «Gli promisi che il suo patrimonio di ricordi non sarebbe andato perduto – chiude Beneventi – oggi con questo documentario, dopo il libro, considero la promessa mantenuta». È già stato richiesto per nuove proiezioni, si sta pensando anche a un dvd. —
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