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dopo la crisi di governo  

Bibbiano e Bassa: resta soltanto la commissione della Regione

Luca Gardinale
Bibbiano e Bassa: resta soltanto la commissione della Regione

M5S: «Per colpa di Salvini si interrompe il lavoro del ministero per fare luce» Boschini e il Pd: «A livello locale lavoreremo con assoluta serietà e con velocità»

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Un lavoro serio, accurato e veloce. È l’obiettivo della commissione regionale d’inchiesta sul caso Bibbiano, che dopo le critiche legate all’esclusione del centrodestra dalla presidenza, ora punta a lasciarsi alle spalle le polemiche. E mentre il lavoro di un’altra commissione, quella parlamentare, rischia subito di arenarsi con la caduta del governo Conte - tanto che i parlamentari M5S Spadoni, Ascari e Mantovani fanno notare che «i cittadini, in particolare quelli della Val d’Enza, devono sapere che per colpa di Salvini si interromperà il lavoro del ministro Bonafede, che proprio giovedì aveva dialogato con associazioni e famiglie» - a fare il punto sul gruppo di lavoro istituito a Bologna è il presidente Giuseppe Boschini.

Boschini, il centrodestra ha attaccato per essere stato escluso dalla presidenza della commissione.

«Come ho detto fin dal primo momento dopo essere stato votato alla presidenza di questa commissione, sono il primo a dispiacermi di queste polemiche, perché quello che vogliamo tutti è archiviare quanto prima le diatribe politiche, e cercare la verità, per il bene dei bambini».

Ma non è sbagliato che il Pd si “autocontrolli”?

«Dobbiamo stare attenti a non semplificare. La commissione d’inchiesta non è del Pd: è un organo istituzionale dell’Assemblea regionale. Ha tra i suoi membri ben otto consiglieri leghisti, tre di Fratelli d’Italia e uno di Forza Italia, che potranno interrogare, chiedere documenti, audizioni. Presidente e due vicepresidenti (di cui uno M5S) coordinano l’agenda, ma non vogliono certo militarizzare la commissione, e in ogni caso non ne avrebbero il potere. Ci sono uno statuto, un regolamento, una delibera istitutiva che ci fissano paletti ben precisi. Mi pare che il pluralismo sia totalmente garantito».

Come lavorerà la commissione?

«Cercheremo di lavorare con assoluta serietà e velocità, nei circa quattro mesi che abbiamo a disposizione. Stiamo costituendo da subito le strutture di segreteria della commissione, per renderla operativa e riunirla dopo Ferragosto. Lavoreremo a ritmi serrati, ricordando che per statuto non siamo una commissione con poteri giudiziari, ma abbiamo il compito di verificare cosa non ha funzionato all’interno di servizi controllati dalla Regione, cofinanziati dalla Regione, o comunque con forte valenza regionale. Faremo audizioni, raccoglieremo documenti, e produrremo una relazione finale all’Assemblea».

Cosa si sente di dire sui fatti della Val d’Enza?

«È presto per tirare le somme, ma voglio dire che abbiamo tutti una enorme sete di chiarezza. Possiamo solo immaginare cosa significhi allontanare un figlio dalla propria famiglia naturale. Sono un padre anche io. Al tempo stesso, sappiamo che ci sono casi, purtroppo, in cui i bambini devo essere tutelati: è un equilibrio, una valutazione delicatissima. Magistrati e operatori che devono farla ogni giorno hanno sulle spalle un lavoro importantissimo: se qualcuno ha sbagliato o l’ha fatto seguendo un interesse personale è una cosa di enorme gravità. Perciò diamo la massima solidarietà alle vittime, a chi è coinvolto: assicuro che lavoreremo con la massima responsabilità, senza difese d’ufficio ma anche senza condanne sommarie verso intere categorie di professionisti. Cerchiamo di conoscere, di capire, di valutare attentamente. L’obiettivo è uno solo: cambiare quello che non ha funzionato affinché non si ripeta mai più». —

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