«Siamo studenti ma di fatto lavoriamo come medici»
Oggi percepiscono assegni superiori a quelli di 12 anni fa ma la protesta ora si focalizza sul loro ruolo negli ospedali sguarniti di medici assunti
«Siamo studenti, all’atto pratico siamo lavoratori». La sentenza della Cassazione ha rimesso in primo piano una figura centrale degli ospedali: gli specializzandi in Medicina. Medici con un contratto di formazione-lavoro che permette loro di percepire 25mila euro lordi ai primi due anni e 26mila euro da terzo in poi. Gli emolumenti sono equiparati a borse di studio. Possono godere di 30 giorni di ferie e fino a 40 giorni consecutivi di malattia.
«Non siamo però studenti – sottolinea il dottor Stefano Guicciardi – ma medici che svolgono attività assistenziale». Modenese doc, Guicciardi è il presidente nazionale di Federspecializzandi. «Il nostro contratto prevede un’equiparazione al personale di ruolo –prosegue Guicciardi – con un massimo di 38 ore settimanali. In casi eccezionali, si può arrivare fino a 48. Può accadere per esempio quando ci sono interventi chirurgici. Al mattino si parte con l’ambulatorio, la sala, il giro di visite in reparto con gli strutturati e i tutor. Abbiamo poi momenti di confronti con gli altri specializzandi e di vita congressuale. Assomiglia alla vita di un qualsiasi medico ospedaliero, pur se con un grado di autonomia minore». Lo specializzando risponde a un tutor di riferimento (che ne controfirma gli atti)… ma anche alla legge. A Palermo è stato condannato in appello (col medico che lo seguiva) un allora specializzando per un’errata dose chemioterapica a una paziente. «Lo “stipendio” è buono rispetto a chi comincia altre professioni – aggiunge Guicciardi – ma non garantisce uno stile di vita sfarzoso. È difficile mettere da parte risparmi in città come Milano e Roma. Il netto mensile è di circa 1.700 euro, non abbiamo la tredicesima, dobbiamo iscriverci all’Ordine e tanti specializzandi sono fuori sede, per cui vanno considerati l’affitto e le spese. La borsa di specializzazione è esente dall’Irpef. Il contratto nel complesso è buono, ma può essere perfettibile. Le quote sono fisse dal 2006 e uguali per tutte le regioni italiane. Certo, potremmo fare libera professione ma è difficile». Difficile anche accedere alla specializzazione. Lo scorso anno si sono iscritti al test 16.046 medici a fronte di 6.934 posti disponibili e 8.569 richiesti dalla Conferenza Stato-Regioni.
«Il picco l’avremo l’anno prossimo – anticipa Guicciardi – quando sono attesi 25mila laureati per un potenziale massimo di 13mila persone». Il modenese si sta specializzando in Igiene e Medicina preventiva all’Università di Bologna. È rimasto sotto l’insegna Unimore il dottor Alessandro Poggi, rappresentante degli specializzandi in Dipartimento. «Nella mia scuola di Medicina Interna non mi succede di sforare le ore – spiega Poggi – e posso usufruire di tutti i giorni di ferie, ma ci sono altre situazioni italiane dove so che ciò non accade. Spesso lo specializzando va a coprire buchi di sistema che lo rendono indispensabile affinché prosegua l’attività nel reparto». Il rispetto delle regole da lui riscontrato non gli evita però di sentire «il peso della responsabilità» di lavorare per i pazienti, condividendo scelte cliniche. «Ogni settimana abbiano anche lezioni frontali – aggiunge Poggi – svolte dai nostri docenti universitari interni e da figure competenti di altri reparti del Policlinico». Un altro aspetto che lo specializzando Unimore apprezza è l’esposizione di articoli scientifici di fronte agli altri medici del reparto. «Abbiamo una convenzione che ci permette di usufruire della mensa pagando 1,50 euro anche oltre le 15,30», conclude Poggi. —
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